Ungulati uccisi dai cani. Scatta la multa
In alcuni casi gli animali vengono inseguiti fino a farli cadere dai dirupi

Ungulati uccisi dai cani. Scatta la multa

In Provincia giungono segnalazioni o denunce: quasi una quindicina i casi registrati in pochi mesi. Il comandante Simonini: «La colpa è dei padroni, devono pagare il capo abbattuto ma non è facile scoprirli».

La fototrappola ritrae alcuni caprioli intenti a cibarsi. In lontananza il latrato di alcuni cani, gli ungulati fuggono nella boscaglia. Passano pochi secondi e le immagini scaricate dall’apparecchio piazzato dalle guardie venatorie della Provincia di Sondrio immortalano i cani che danno la caccia ai caprioli. Chissà se sono riusciti a cavarsela.

Negli ultimi tre mesi sono una quindicina gli ungulati feriti o dilaniati da cani non trattenuti al guinzaglio. In alcuni casi i proprietari sono stati identificati grazie al microchip di cui i cani erano dotati, ma in altri casi non è stato possibile risalire al proprietario che è così riuscito a farla franca evitando di pagare sia la sanzione da 150 euro per “disturbo alla fauna”, sia - soprattutto - il risarcimento del capo abbattuto. Qui le cifre lievitano. Si va dai mille euro per un capriolo di un anno sino ai 2500 euro per un cervo adulto.

A fare le spese delle incursioni nei boschi di cani lasciati liberi (non cani randagi, si badi bene) sono soprattutto animali in difficoltà: capriole gravide, o in tenera età, ma anche cervi adulti scesi troppo vicino alle case e costretti all’angolo dopo essere estati inseguiti dai cani. «Se dovessimo fare quattro conti probabilmente orso e lupo, in termini di predazioni - afferma Graziano Simonini, comandante delle guardie venatorie della Provincia di Sondrio - fanno meno danni di tutti i cani che vengono lasciati vagare liberamente».

Qualche ungulato è stato trovato ancora in vita, ma era ormai dilaniato ed è stato quindi abbattuto. Capita anche che i caprioli ci rimettano una zampa e in questo caso si procede ad amputargliela, ma a quel punto la loro vita è segnata: dovranno restare nel centro faunistico di Ponte in Valtellina.

«È chiaro che la colpa non è dei cani che solo seguono la loro natura, ma di chi non li tiene al guinzaglio - afferma ancora Simonini -. È una questione di civiltà e di rispetto». Il fenomeno è diffuso soprattutto nei paesi di mezzacosta, mentre in quota il problema è rappresentato da turisti poco abituati a confrontarsi con la natura e soprattutto con poca sensibilità.

Gli ungulati rischiano di morire di sfinimento, nell’estrema fatica di sfuggire nella neve fresca a scialpinisti che cercano di raggiungerli per fotografarli o addirittura toccarli. Eloquente il filmato postato su Facebook da un genitore che con il figlio si è imbattuto in alcuni ungulati mentre sciava a Livigno. ”Guarda, guarda, gli scoppia il cuore”, diceva tutto tronfio al figlio mentre riprendeva con la telecamera. Ebbene, l’uomo è stato identificato e multato per la sua “prodezza”, mentre il popolo della rete lo ha insultato e virtualmente condannato per il suo comportamento.

Livigno, ha subito reagito pubblicando annunci che invitano gli sci alpinisti a non stremare gli animali selvatici. Non è da escludere che Palazzo Muzio prenda in considerazione l’idea di varare una campagna di sensibilizzazione attraverso appositi cartelli o annunci “social” per raggiungere il maggior numero possibile di utenti.


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