Una grotta piena di dinamite, giallo a Castello
1I Carabinieri sul luogo del ritrovamento della dinamite2 La strada in località Baghetto chiusa per sicurezza durante le operazioni di brillamento3 Gli artificieri in azione per far saltare la dinamite (Foto by foto Gianatti)

Una grotta piena di dinamite, giallo a Castello

Quaranta candelotti da cava in località Baghetto. Necessarie sei esplosioni per farli brillare. La Procura indaga per risalire a chi appartengano.

Quaranta candelotti di dinamite da cava, in uno stato di conservazione tutt’altro che perfetto, ma pur sempre in grado di esplodere e di provocare enormi danni. Quando ieri mattina i Carabinieri se li sono trovati davanti, all’interno di una grotta in località Baghetto, hanno immediatamente messo in sicurezza la zona, transennandola e chiudendo anche la strada che passa lì vicino. Contemporaneamente è scattata la richiesta di intervento agli artificieri di Milano. Gli specialisti in materia di esplosivo sono entrati in azione nel pomeriggio. Per far brillare tutta la dinamite, trovata all’interno di due borse di plastica, sono state necessarie sei esplosioni in sequenza.

Soltanto dopo l’ultimo scoppio, il traffico nella zona ha potuto riprendere regolare. Risolto il problema della sicurezza e scongiurato ogni pericolo, i Carabinieri stanno indagando adesso per capire a chi appartenesse la dinamite e perché l’abbia nascosta in quella grotta. In base a una stima per forza di cose approssimativa, data la difficoltà di stabilire quanto potere la dinamite possa aver perso nel corso degli anni, sembra che ci fosse abbastanza esplosivo per far saltare dai venti ai cento metri cubi di materiale roccioso.

Era stata la Polizia locale a segnalare ai militari dell’Arma la presenza della dinamite, dando così il via non soltanto alla procedura per la bonifica della zona, ma anche alle indagini.

La notizia del ritrovamento è stata comunicata subito alla Procura. Il sostituto procuratore Elvira Antonelli ha deciso di aprire un fascicolo, per forza di cose contro ignoti, per fare luce sulla vicenda. Al momento gli indizi in possesso degli investigatori dell’Arma non sarebbero ancora molti. Si sa soltanto che i candelotti erano custoditi in due borse di plastica e , dal loro precario stato di conservazione, si deduce che siano vecchi di decenni. Sembra anche che si tratti del tipo di esplosivo comunemente utilizzato nelle cave e nei cantieri, la cui circolazione è sottoposta a regole rigidissime.


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