Una folla per l’addio a Tarantola
La collegiata di Bormio ieri non è riuscita a contenere le persone che hanno partecipato alle esequie

Una folla per l’addio a Tarantola

Bormio, amici, dipendenti, imprenditori e compagni della politica hanno dato l’ultimo saluto al “signor Braulio”. L’ex arciprete Negri: «Egidio ha saputo fare dono di sé nella vita, è stato un esempio cristiano per tutti noi».

Non è bastata la pur grande chiesa collegiata a contenere la dimostrazione di gratitudine e affetto con cui i bormini hanno voluto salutare ieri Egidio Tarantola Peloni, il “signor Braulio”. Coscritti, amici, dipendenti, i compagni nelle avventure politiche, l’attuale giunta capeggiata dal sindaco Roberto Volpato, gli atleti della Bormio Ghiaccio, tanti albergatori e imprenditori di tutta la provincia si sono stretti attorno alla signora Valeria e ai figli Edoardo, Attilio e Francesco per l’ultimo saluto a quel “fratello” gentile e generoso «che ha donato parte di sé per il bene e la crescita del paese».

Così l’ha salutato l’ex arciprete don Giuseppe Negri che, in nome dell’amicizia che lo lega alla famiglia Tarantola Peloni, ha voluto essere a Bormio per celebrare la santa messa insieme all’arciprete attuale don Alessandro Alberti, a don Francesco Marinoni e a don Ottorino Martinelli. «La morte lascia nel cuore di chi resta tanti interrogativi ma - ha detto don Negri, parafrasando San Paolo - dobbiamo trovare nella fede la fiducia nella Risurrezione. Ricordandoci che l’abitare nel corpo è un esilio dal Signore, dobbiamo sforzarci di vivere in modo da essere graditi a Dio. Chi, come Egidio, ha saputo nella vita fare dono di sé è un esempio cristiano per tutti».

Don Giuseppe ha voluto portare un suo ricordo privato di Tarantola: «Lo incontravo in via Roma, quando era al ritorno dal caffè al Bar Bormio. Era bello salutarsi, guardandosi negli occhi, e poi scambiare qualche parola, che lui pronunciava sempre con sobrietà e dolcezza». «Anch’io voglio ricordarlo per gli incontri in via Roma. Talvolta parlavamo di politica, ma più spesso gli arrivavo alle spalle e gli facevo qualche scherzo. E lui, che per l’età faceva fatica a pensarmi come l’arciprete perché potevo essere suo figlio, ci stava sempre», ha aggiunto don Alessandro, appena tornato da un viaggio in Camerun, dove ha raccontato di aver portato in dono una apprezzata bottiglia di Braulio.

D’altra parte, non c’è bormino che non metta in valigia quell’amaro quando va lontano, perché nel suo carattere deciso, amarognolo ma anche dolce, capace sempre di scaldare il cuore, ritrova il profumo di Bormio, quel profumo misterioso come le tredici erbe distillate nelle cantine di via Roma, che Tarantola ha conosciuto e amato sopra ogni altra cosa.

L’impegno nella vita pubblica, il mecenatismo con cui ha sostenuto manifestazioni e iniziative d’interesse pubblico, la sponsorizzazione del palaghiaccio, la fondazione della sezione locale del Rotary sono solo alcune prove di come egli abbia saputo mettere il paese sempre davanti ai suoi interessi personali. Per questo l’amministrazione comunale era in procinto di consegnargli un riconoscimento pubblico che testimoniasse la gratitudine della comunità. Non c’è stato il tempo ma il caloroso saluto di ieri e quello che il paese farà domani mattina quando le ceneri di Egidio saranno benedette e deposte al cimitero, «accanto ai suoi cari con cui - ha rassicurato don Giuseppe - egli ora vive in eterno», avranno sicuramente raggiunto anche il cielo.


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