“Un prete in altura”. Il libraio-scrittore  fa rivivere don Parenti
Da destra Lorenzo Zini presenta Thomas Ruberto, autore di “Un prete in alta quota”

“Un prete in altura”. Il libraio-scrittore

fa rivivere don Parenti

Livigno, Ruberto ha scelto la forma del romanzo per narrare la vita del sacerdote che ispirò Guareschi. A Trepalle dal 1929 al 1970, un’autentica istituzione.

Tutti adesso a Trepalle sono alla ricerca di Tobia Rodigari. Sono curiosi di sapere chi sia il compaesano che è il protagonista del romanzo “Un prete in altura” dello scrittore livignasco Thomas Ruberto. Ma è lo stesso autore a svelare l’arcano: «Tobia Rodigari è un personaggio della mia fantasia. Nel libro è un ragazzino di Trepalle che è cresciuto vicino al sacerdote e con i suoi occhi ci racconta un don Parenti visto da vicino, da quando giunse a Trepalle nel 1929 al 1969, l’anno prima che ne andasse».

Non poteva certo essere una biografia del celeberrimo sacerdote quella scritta da Ruberto, il libraio livignasco con il “vizio” di scrivere. Troppo abusato, il genere: «Quando ho iniziato a interessarmi della storia locale è stato inevitabile conoscere la figura di don Parenti, che mi ha sempre più interessato fino alla decisione di scrivere il romanzo che è il genere letterario che preferisco. Per fortuna i testi sulla storia di Livigno esistenti, da quello edito della cooperativa, a “Leina de Saor” dell’Associazione cuochi e pasticcieri di Livigno, alla biografia su don Parenti che curarono il Comune di Livigno e quello di origine del sacerdote, Lazzate, sono fatti molto bene e hanno facilitato il mio compito. Ho studiato i testi, ma poi ho dato spazio alla mia fantasia, pur raccontando episodi reali come la costruzione della chiesa di Sant’Anna e altri. Non ho invece effettuato interviste per farmi raccontare episodi specifici».

Ovviamente Ruberto non può né vuole svelare troppo, per lasciare - giustamente - il piacere di scoprire la storia dell’originale sacerdote a chi sceglierà di leggere il suo romanzo: «Ho fatto una descrizione di quella che era la vita a Trepalle ai tempi di don Parenti. Era una zona isolata e quella del sacerdote era l’unica costante figura di riferimento, visto che le altre due predominanti di quei tempi - il sindaco ed il medico - stavano a Livigno». Centottanta pagine edite da Vel per il volume che è distribuito in tutta Italia.

“Tre biglie”

Inevitabile il raffronto con Giovannino Guareschi, visto che per molti il suo don Camillo altro non fu che la trasposizione delle vicende di don Parenti: «Guareschi ha sempre dichiarato di essersi ispirato per don Camillo e Peppone alla storia di 40 sacerdoti e di 40 comunisti, non facendo mai riferimento a don Parenti - afferma Ruberto -. È anche vero però che nel testo “Tre biglie” Guareschi racconta la vicende del prete di Trepalle. Non dimentichiamoci della grandezza di don Parenti, capace di far venire a Trepalle don Milani e il futuro Papa Roncalli».

Il libro è stato presentato sia a Trepalle che a Livigno. In copertina una bella immagine di don Parenti a Trepalle: «Era una cartolina - svela l’autore -, è l’immagine più conosciuta di don Parenti, ne avevamo anche di inedite, ma alla fine abbiamo puntato su quella più conosciuta».


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