Sondrio, nell’ex Banca d’Italia  si vuole realizzare un museo
Sondrio Banca d’Italia

Sondrio, nell’ex Banca d’Italia

si vuole realizzare un museo

Questa l’ipotesi allo studio per l’edificio. L’istituto disponibile a cedere l’immobile dismesso al Comune - Affidato l’incarico al Politecnico per la valorizzazione del palazzo «strettamente connesso con il Teatro Sociale»

Un polo museale in continuità con il vicino Teatro Sociale nell’edificio della Banca d’Italia.

Più di un desiderio, meno di un progetto già definito, piuttosto una precisa volontà quella espressa dall’amministrazione comunale sondriese per lo stabile di piazza Garibaldi che dopo aver perso la tesoreria nel 2015 è ormai definitivamente chiuso da tre anni e che l’istituto bancario è pronto a vendere.

Sono i fondi stanziati nelle pieghe del bilancio municipale, nella nona variazione discussa ieri sera in commissione, a far trapelare i contorni di una trattativa in corso, e pare già in stato piuttosto avanzato, di cui finora nulla era mai trapelato.

Tra i nuovi appostamenti ci sono infatti 30.500 euro destinati all’incarico di ricerca affidato al Politecnico di Milano, con cui palazzo Pretorio ha in atto una convenzione, «per la valorizzazione museale dell’edificio ex banca d’Italia». Poche parole che hanno destato la curiosità dei commissari.

«La Banca d’Italia - ha spiegato l’assessore al Bilancio, Ivan Munarini- si è resa disponibile a cedere l’immobile ormai dismesso al Comune. Abbiamo dunque iniziato una trattativa e, anche allo scopo di definire il possibile utilizzo che potrebbe tornare utile nel prosieguo del confronto con la proprietà, abbiamo affidato l’incarico al Politecnico».

L’idea dell’amministrazione comunale per l’edificio eretto nel 1840 sul lato meridionale di piazza Garibaldi di fianco al Teatro Sociale (inaugurato nel 1824), progettato da Giacomo Poncini e successivamente portato a termine dall’ingegner Francesco Polatti , sarebbe quella di realizzare una sorta di struttura museale legata proprio al teatro lì a fianco in una continuità culturale oltre che fisica, peraltro già esistente.

«I due edifici sono strettamente correlati. Le uscite di sicurezza del Sociale - ricorda Munarini - sono davanti all’accesso del caveau della Banca d’Italia». Tanto che per consentire il regolare svolgimento degli spettacoli, nel rispetto delle regole di sicurezza il cancello dell’edificio generalmente chiuso viene lasciato aperto.

«Definire la destinazione d’uso - ha proseguito Munarini rispondendo alle specifiche richieste avanzate sia dal consigliere dem Michele Iannotti, sia da Stefano Angelinis (Giugni sindaco) - è importante anche per proseguire la trattativa economica. Ci è stato fatto capire che in caso di utilizzo a favore della comunità potrebbe esserci una valutazione più favorevole». Non una svendita certo, ma neppure un gioco al rialzo, anche se di costi intanto non si è parlato, così come di valori precisi dell’immobile. La Banca d’Italia ha presentato all’amministrazione comunale una perizia dello stabile senza alcuna indicazione specifica. «Ora non sono in grado di quantificare il prezzo di cessione - ha spiegato l’assessore -, è una cosa che sarà fatta proseguendo nella trattativa. Da una stima di massima, ancora tutta da valutare e discutere, che abbiamo fatto solo per avere un quadro dell’impegno economico di cui si parla, si potrebbe ipotizzare una cifra vicina ai due milioni di euro».

Chissà dunque che qualcosa intorno all’immobile non si muova davvero dopo che qualche anno fa si vociferò con insistenza della possibilità di un trasloco degli uffici della Questura, poi però rimasti al loro posto.


© RIPRODUZIONE RISERVATA