Un palazzo “nuovo”  restituito alla città  «Lavoro di squadra»
La sede della Camera di Commercio, opera del 1952 dell’architetto-artista Ico Parisi (Foto by gianatti)

Un palazzo “nuovo”

restituito alla città

«Lavoro di squadra»

Camera di Commercio. Terminata la ristrutturazione dell’edificio progettato nel 1952 da Ico Parisi

Nove anni dal primo studio progettuale alla fine della ristrutturazione, in mezzo ostacoli di ogni genere - dal rischio di accorpamento dell’ente camerale alla pandemia, senza lasciarsi mancare l’amianto nei vecchi infissi - alla fine un risultato che restituisce alla città un edificio di grande pregio architettonico oltre che simbolico.

Niente taglio del nastro per la sede della Camera di commercio, l’edificio progettato nel 1952 da Ico Parisi con Silvio Longhi e Fulvio Cappelletti, che dopo la prima inaugurazione del 1956 ieri ha comunque vissuto una giornata di celebrazione per la fine dell’intervento di ristrutturazione di facciate e serramenti progettato dall’architetto Luca Moretto, eseguito dall’impresa Sisthema di Roma e costato 2 milioni di euro.

A suggellare il momento nella sala Martinelli, un parterre d’onore.

A fare gli onori di casa la presidente dell’ente camerale Loretta Credaro e il segretario generale Marco Bonat cui è stato riconosciuta tanta parte della conclusione di un percorso pensato nel 2012 con uno studio di fattibilità dell’architetto Nicola Stefanelli, quando a capo della Camera di commercio c’era Emanuele Bertolini (anch’egli presente in sala), e che poi tra un incaglio e l’altro ha visto assegnati i lavori il 13 settembre 2019. Opere che hanno riguardato facciate e serramenti, ma che sono state ridimensionate rispetto al progetto iniziale che prevedeva un impegno di spesa di 4,4 milioni.

«La riforma dell’ente camerale che con la sua incertezza ha rallentato l’iter e che poi si è fortunatamente conclusa positivamente - ha ricordato Credaro - non è stata comunque priva di conseguenze, in particolare per quanto riguarda le risorse: la tariffa del diritto annuale, nostra principale fonte di ricavo, è stata dimezzata». Di conseguenza è stato rivisto il programma che ha potuto contare sui fondi del demanio idrico e sulla collaborazione tra gli enti (Regione, Provincia, Comune): priorità alla sistemazione delle facciate degradate e pericolanti e rifacimento degli infissi in chiave di risparmio energetico «anche se - aggiunge Credaro - restano da fare interventi sulle componenti tecnologica e impiantistica».

Intanto però l’edificio, in cui lavorano 35 persone e che ospita anche i Consorzi dell’agroalimentare, «è tornato al suo antico splendore» sottolinea Credaro. Un’opinione largamente condivisa, così come la consapevolezza che il risultato è stato reso possibile dalla coesione istituzionale. A sottolinearlo per primo il prefetto Pasquariello: «In questa provincia c’è una rete di soggetti pubblici che lavora insieme per il bene comune - ha detto -. Una ricchezza che va salvaguardata e incrementata».


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