«Un lavoro che è anche tanto altro»
Alcune neolaureate in infermieristica: per altri 19 studenti l’appuntamento è alla sessione di aprile 2019

«Un lavoro che è anche tanto altro»

Lunedì a Faedo festa per 16 neolaureati del corso in infermieristica dell’università Milano-Bicocca. L’invito di Broich, direttore sanitario Asst: «Dalla scienza al tenere la mano al paziente, non abdicate a nulla».

Lavorare in corsia e al fianco di chi soffre richiede sì professionalità, ma anche grandi doti umane ed entusiasmo, senza dimenticare, che, quando si sta lottando contro una malattia, un sorriso può fare la differenza.

Concetti, questi, ribaditi lunedì a Faedo nella sala polifunzionale “Massimo Bettini”, sede della festa di laurea del corso triennale in infermieristica dell’università Milano-Bicocca con i complimenti ai 16 neolaureati ed il benvenuto a 44 matricole. In rigoroso ordine alfabetico gli applausi sono andati ai “neonati” infermieri Giulia Bongiolatti, Sara Campese, Silvia Capelli, Sara Colturi, Michele Daloia, Lisa Della Marianna, Giorgia Fondrini, Lisa Giudici, Luana Nodari, Beatrice Rigoni, Giulia Rodigari, Maria Simonini, Ilary Trinca Tornidor, Michela Urpis, Martina Vesco e Angela Volontè.

«Se nella vita ci prendiamo cura di qualcuno, questa vita non sarà mai inutile» l’augurio rivolto ai festeggiati da Carmela Ongaro, coordinatrice didattica del corso, che ha fatto gli onori di casa snocciolando dati.

«Su un totale di 35 studenti laureandi, 16 concludono il loro percorso oggi - ieri per chi legge, nda -, mentre 19 completeranno la carriera universitaria nella sessione di aprile 2019».

I numeri

Attualmente oltre alle 44 matricole, 29 sono gli studenti iscritti al secondo anno, 21 al terzo per un totale di 94 studenti immatricolati nell’anno accademico 2018-2019. Di questi 83 sono lombardi - 37 della nostra provincia -, mentre i restanti 11 arrivano dalla Puglia (cinque), dalla Sicilia (quattro), uno dal Veneto e uno dall’Emilia Romagna. In larga parte sono femmine. Per quanto riguarda invece gli studi superiori fatti, 42 hanno un diploma liceale, 33 arrivano da istituti tecnici e 19 dalle professionali.

L’esortazione a cercare sempre e a non dare nulla per scontato l’ha rivolta ai neolaureati Guido Broich: «Vi invito a mantenere viva nel vostro futuro professionale una curiositas continua - ha detto il direttore sanitario di Asst Valtellina e Alto Lario -. Per ora avete messo un sassolino in un muro, se volete fare una casa, di sassi in quel muro ne dovete mettere ancora molti». Broich è andato oltre: «Rimanete sempre più vicini al paziente. Non abdicate a nulla. Siete padroni di tutto il ponte, dalla matematica e dalla scienza al tenere la mano: è vostro diritto e compito fare ciò. Nessun altro può dirvi come lo dovete fare».

Sulla sinergia fra enti e istituzioni ha posto l’accento Stefania Di Mauro, presidente del consiglio di coordinamento didattico dell’università: «Avere una presenza universitaria è un valore aggiunto per il territorio e ringrazio tutte le strutture sanitarie che collaborano», tra cui Asst Vatellina e Alto Lario, «che riconoscono questo valore e mettono a disposizione figure di personale».

Più volte grazie ai neolaureati da parte di Riccardo Bertoletti, direttore medico dei presidi (Dmp) del territorio: «Ringrazio tutti coloro che intraprendono una strada, in cui la professione è soltanto un lato della professione stessa. Gli ospedali non possono stare in piedi senza assistenza sanitaria. Ci vogliono fatica, impegno ed entusiasmo, senza il quale il vostro lavoro diventerebbe poco gratificante».

«Vi auguro possiate essere il vento di cambiamento necessario. Il nostro e il vostro mandato – è intervenuto Giuseppe Franzini, presidente dell’Opi di Sondrio (Ordine professioni infermieristiche) - è di essere vicino al paziente e di prendere in mano quella assistenza di base che ci appartiene».


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