Un anno di tragedie  La frana di Chiareggio  e i morti in montagna
La frana di Chiareggio dove hanno perso la vita tre persone tra cui una ragazzina

Un anno di tragedie

La frana di Chiareggio

e i morti in montagna

Il ricordo di Massetti caduto in Val di Togno

Indagini in corso per l’incidente del 17enne Fortini

Quello che si sta per chiudere non è stato caratterizzato solo dall’emergenza sanitaria, ma anche da casi e inchieste che hanno colpito molto la popolazione valtellinese e non solo.

Impossibile non pensare alla tragedia di Chiareggio: poco prima di Ferragosto tre persone della provincia di Varese, tra di loro una bambina, in vacanza per alcuni giorni nella località turistica della Valmalenco, sono morte travolte da una colata di detriti e altre due sono rimaste ferite, tra cui il figlio della coppia che ha perso la vita insieme alla figlioletta di due amici che seguivano con la loro auto la vettura investita dallo smottamento.

Un’indagine complessa, per accertare se in questa inimmaginabile tragedia ci fosse la responsabilità di qualcuno, tanto che i familiari delle vittime hanno in più occasioni chiesto giustizia per i loro cari, nominando legali e consulenti. Eppure, l’inchiesta potrebbe presto volgere al termine: la Procura, infatti, ha chiesto l’archiviazione, ora tutto è al vaglio dei giudici.

Più recentemente, altre due tragedie hanno scosso l’intera provincia di Sondrio, vittime due sportivi molto conosciuti. Prima la morte del giovane Simone Massetti, sportivo sondriese di 34 anni, morto a metà novembre sulle montagne che amava tanto, in val di Togno, dopo una tragica caduta durante un’escursione. Poi, quella di Sebastian Fortini, giovanissima promessa del motocross nazionale residente a Paniga, 17 anni appena, che ha perso la vita dieci giorni fa mentre si allenava in una pista sterrata a Traona.

«Per quanto riguarda quest’ultima tragedia - spiega il procuratore facente funzioni di Sondrio, Elvira Anna Antonelli - le indagini dei carabinieri sono ancora in corso, l’area tutt’ora sotto sequestro. Bisogna accertare se la pista fosse autorizzata o meno, se fosse a norma di sicurezza».

Mettendo un attimo da parte le tragedie che hanno scosso il territorio, sono diverse le indagini che hanno caratterizzato il 2020.

Sul fronte dei furti, importante arresto da parte dei carabinieri di sei cittadini georgiani, pochi giorni fa, accusati di un ingente furto in una gioielleria di Livigno e di altri colpi messi a punto in Veneto.

Poi, la lotta al contrasto dello spaccio di droga, che non si è preso una pausa nemmeno nel periodo del lockdown.

«Pensiamo, ad esempio, all’arresto da parte della polizia di Stato di una banda dedita allo spaccio transnazionale, a cui capo c’erano un giovane insospettabile sondriese, sua madre e il compagno di lei - afferma la dottoressa Antonelli -. In soli sei mesi l’inchiesta è stata definita e a breve si andrà a giudizio. Ma penso anche allo spaccio nei boschi da parte soprattutto, ma non solo, di cittadini stranieri: le diverse operazioni di carabinieri e polizia hanno portato all’apertura di tre diversi procedimenti penali con, in tutto, 24 o 25 indagati».

Infine, un caso un po’ più vecchio, che risale ad ottobre del 2019, e che ha davvero sconvolto la comunità valtellinese. Parliamo della morte di madre e figlio 15enne ad Ardenno, travolti mentre si trovavano a bordo della loro auto dal carico perso da un camion.

«L’indagine ormai è in fase di definizione - conclude il procuratore, che però non ci “svela” se si andrà a processo o no -. Presenteremo a breve l’avviso di chiusura dell’indagine. Abbiamo avuto bisogno di consulenze sulla dinamica dell’incidente e sulla correttezza del carico».


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