Ristoratore ucciso  dalla legionella  Primo caso lecchese
Antonio Mandelli era il fondatore della trattoria La Cava

Ristoratore ucciso

dalla legionella

Primo caso lecchese

Cernusco LombardoneAntonio Mandelli, 82 anni,

fino a lunedì scorso stava bene, poi sabato il decesso
«Non ci spieghiamo come abbia contratto il batterio»

Si sono svolti ieri mattina alle 10 nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista i funerali di Antonio Mandelli, 82 anni, uno dei titolari della Trattoria La Cava.

Tantissime persone, amici, conoscenti e familiari, hanno voluto dare l’estremo saluto all’imprenditore, che è stato colpito dal batterio della legionella nei primi giorni della scorsa settimana ed è deceduto alle 15,23 di sabato pomeriggio all’ospedale di Desio, dove era stato ricoverato dalla serata di giovedì scorso.

Non si è mai ripreso

«È stata una cosa improvvisa – racconta la nipote J essica Mandelli, che lavora nell’attività di famiglia, portata avanti ormai dalla seconda e terza generazione -. Lo zio stava bene all’inizio di settimana scorsa, tanto che era perfino andato a fare una passeggiata di un’ora e si era preparato le zucchine in pastella, dicendo poi al primo chef: “Le so ancora fare, eh”. Poi c’è stato il peggioramento, l’abbiamo fatto visitare dal medico e ci ha detto di tenerlo in casa per tre giorni, sospendendo le pastiglie che prendeva. Purtroppo giovedì pomeriggio ha avuto un peggioramento improvviso. Un attimo prima stava quasi bene e poi alle 18,15 ha avuto un arresto cardiaco, da cui non si è più ripreso».

La famiglia non riesce a spiegarsi come e dove Antonio Mandelli possa aver contratto il batterio e come possa aver avuto effetti così gravi e veloci. «Stava generalmente bene di salute, a parte qualche acciacco dovuto all’età, alla fine aveva comunque 82 anni, per il resto si muoveva, era attivo, faceva passeggiate. Negli ultimi tempi non si era mosso molto, era andato solamente al supermercato, all’ospedale di Merate per una scintigrafia con contrasto ed all’ospedale di Lecco per far visita a un conoscente. Purtroppo non abbiamo capito subito di che tipo di polmonite si trattasse, solo quando è arrivato in ospedale a Desio gli è stata trovata la legionella. Dal ricovero non si è più ripreso, è mancato sabato pomeriggio».

In ospedale giovedì sera era stata esclusa la genesi sia cardiaca che cerebrale dell’arresto cardiocircolatorio. I medici hanno eseguito degli esami diagnostici specifici che «hanno evidenziato un quadro compatibile con diagnosi di polmonite da legionella – rileva il bollettino medico emesso dall’Asst di Monza Brianza – dopo la fase neuroprotettiva delle prime 24 ore il paziente ha manifestato chiari segni di grave danno neurologico post anossico».

I dati dell’Ats

L’azienda socio sanitaria di Monza fa presente che in media vengono ricoverati da 15 a 20 pazienti affetti da polmonite da legionella in un anno negli ospedali della zona, che molti sono gravi e richiedono l’ossigenazione extracorporea e che «la risoluzione del quadro, quando possibile, richiede tempi medio lunghi, almeno tre settimane di ricovero in Rianimazione».

In serata, l’assessore regionale alla Sanità Giulio Gallera ha detto che per la morte di Antonio Mandelli «non sussiste alcuna connessione con i casi di polmonite registrati a Brescia, ma purtroppo rientra nella normale casistica annuale».

«In Lombardia - ha spiegato Gallera - ogni anno si registra un determinato numero di casi di legionella che colpiscono principalmente persone con quadri clinici complessi o esposte a determinati fattori di rischio. I casi di legionella sono stati 625 nel 2018, 633 nel 2017».

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