Uccise ragazzo in moto La condanna è definitiva
La statale 38 nel punto il cui fu travolto lo sfortunato ragazzo

Uccise ragazzo in moto
La condanna è definitiva

La Cassazione ha confermato gli 8 anni all’infermiere che nel 2018 a Castione investì e uccise Daniele Bertolini, 18 anni, di Buglio

È diventata definitiva la condanna a otto anni di reclusione per omicidio stradale a carico di Mirza Trokic, 40 anni, infermiere di origine bosniaca residente a Sondrio, che la sera del 19 ottobre 2018, a Castione, travolse e uccise Daniele Bertolini, 18 anni, di Buglio in Monte, studente dell’Itis Mattei che stava tornando a casa in moto.

La sentenza di condanna pronunciata a Sondrio dal giudice Pietro Della Pona nel luglio 2019, e confermata nel giugno dello scorso anno in appello a Milano, è stata ribadita anche dalla Cassazione nel terzo e ultimo grado di giudizio. I giudici della Suprema Corte, con pronunciamento del 10 marzo scorso, hanno rigettato il ricorso della difesa perché inammissibile, condannando l’imputato al rimborso delle spese processuali e di parte civile.

L’omicidio stradale è punito con un massimo di 12 anni di reclusione: Trokic è stato sostanzialmente condannato alla pena massima, alla quale è stato tolto solo il terzo della pena per la scelta del rito abbreviato. Gli era stata anche ritirata la patente.

Non ha avuto diritto, l’infermiere, a nessuna attenuante. Come ricostruito dalle indagini e ribadito dai giudici, quella sera, erano le 23.30 di un venerdì, Trokic stava tornando a casa a Sondrio dal lavoro all’ospedale di Gravedona.

Era uscito alle 21, si era fermato in un bar a Dubino a bere un cocktail di vino e superalcolici e, alla guida della sua Volkswagen Passat, aveva imboccato la statale 38 diretto a Sondrio.

A Castione, lungo il rettilineo che corre parallelo ai centri commerciali, in fase di sorpasso e ad alta velocità - stimata in 122 km/h - l’infermiere travolse il ragazzo che, in senso opposto, tornava verso Buglio, sul suo cinquantino da trial.

Trokic, fu poi accertato, quella maledetta sera guidava in stato di ebbrezza - gli fu rilevato un tasso alcolemico superiore alla soglia di 1,50 g/litro - e nelle urine aveva tracce di cocaina, segno che ne faceva uso abitualmente. Tanto che nel sangue gliene fu trovata in una percentuale di 11,7 ng/ml. «Non l’ho proprio vista la moto, per questo non ho frenato», disse l’infermiere dopo l’incidente.


© RIPRODUZIONE RISERVATA