«Turismo a due ruote, serve un cambio di passo»

«Turismo a due ruote, serve un cambio di passo»

L’infrastruttura c’è, e anche di elevata qualità, a mancare, oltre a qualche aggiustamento, sono un’adeguata promozione e una visione d’insieme capace di trasformare la rete ciclistica di Valtellina e Valchiavenna in un vero e proprio distretto capace di giocarsela alla pari con i territori limitrofi.

È questo il quadro che emerge dallo studio sulle piste ciclabili commissionato dal consorzio Vivi le Valli in collaborazione con la Società economica valtellinese e condotto dall’urbanista milanese Albano Marcarini che si occupa di mobilità dolce e che conosce la Valtellina per aver seguito diverse ricerche sulla viabilità storica.

«Siamo partiti dalle opportunità che si possono sfruttare sul territorio - spiega Stefano Martinalli, coordinatore di Vivi le valli -. Lo studio ci ha confermato che abbiamo un’infrastruttura realizzata con aspetti qualitativi e di attenzione, ma con un potenziale inespresso. Con alcuni interventi può esserne ottimizzato l’utilizzo. Si tratta di una grande opportunità aggiuntiva per l’offerta turistica della Valle».

L’obiettivo dichiarato del report è stimolare e supportare chiunque voglia candidarsi a far proprie alcune delle proposte. Magari sotto un’unica egida provinciale, capace di convogliare su un progetto complessivo interesse e fondi. «Questo è un momento decisivo per il turismo del nostro territorio - sottolinea Benedetto Abbiati, presidente della Sev -: bisogna uscire dalla logica di un turismo monotematico ed estendere le opportunità a tutto territorio evitando che ci siano aree di risulta. Questa è una logica che non paga più».

«Con i suoi 114 km - spiega Marcarini - il cosiddetto sentiero Valtellina è una delle ciclabili più lunghe del Nord Italia. Ed è ai primi posti per agibilità, meno per i servizi offerti (solo due punti di ristoro, in Alto Adige una postazione ristoro ogni 10 km)». Che significa la necessità di intervenire anche materialmente. Ma il cambiamento più radicale ha a che vedere con la consapevolezza delle potenzialità di una risorsa che ha bisogno di un marketing più spinto.


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