«Troppi dubbi. Il passaggio a Spa  sia trasparente»
Il Pentagono di Bormio affollato di soci della Popolare di Sondrio per l’assemblea ordinaria e per ascoltare le comunicazioni dei vertici

«Troppi dubbi. Il passaggio a Spa

sia trasparente»

Assemblea a Bormio: il presidente della Bps, Venosta, è chiaro: «La trasformazione deve essere scelta consapevole»

Bisogna muoversi in un quadro di chiarezza normativa per poter cambiare in maniera consapevole. Un passaggio necessario dovuto ai soci e alla storia della banca. Questo il messaggio arrivato all’assemblea riunita sabato al Pentagono di Bormio dal presidente della Popolare di Sondrio, Francesco Venosta, e dal consigliere delegato e direttore generale Mario Alberto Pedranzini. Un’adunata sociale dal percorso inusuale, a causa dello stop alla trasformazione in società per azioni imposto venerdì dal Tribunale di Milano con il divieto di procedere con l’assemblea straordinaria.

Ai presenti in assemblea (2.350 i voti esprimibili), il consiglio d’amministrazione ha potuto proporre soltanto la parte ordinaria, concernente la stipula di un’assicurazione per far fronte a eventuali responsabilità civili verso terzi di gruppo dirigente e direttivo e personale. Un passaggio votato senza problemi, che ha così lasciato spazio all’intervento del presidente. Un atto voluto e dovuto ai soci per spiegare il motivo della sospensione e gli scenari possibili dei prossimi mesi.

«Credo sia opportuno - ha detto Venosta - che faccia una illustrazione delle ultime vicende che hanno portato all’incertezza, di cui il Tar è solo un segmento». E il presidente ha ripercorso dal 2015 quanto fatto dal governo prima e dalla Banca d’Italia dopo, con gli atti che, in parte, sono stati sospesi dal Consiglio di Stato, in parte rinviati dalla Corte Costituzionale.

«Dal procedimento attutivo della riforma da parte della Banca d’Italia i 18 mesi per l’attuazione sarebbero dovuti terminare il 27 dicembre prossimo - ha ricordato Venosta -. Vi sono stati alcuni ricorsi presentati da vari soggetti, gruppi di soci, tra cui anche alcuni della Bps, oltre ad associazioni dei consumatori. Il Tar del Lazio ha ritenuto inammissibili i ricorsi, ma alcuni hanno impugnato la sentenza al Consiglio di Stato, che, dopo vari rinvii, ha in sede cautelare guardato i ricorsi. Quindi, ha sospeso in larga misura il provvedimento della Banca d’Italia. Il 2 dicembre il deposito dell’ordinanza. Due i profili su cui grava la sospensione. Uno è il diritto di recesso. La Banca d’Italia ha fatto carico alle banche di introdurre una clausola per cui i Cda avrebbero potuto differire o negare il diritto del socio al valore della quota».

Il secondo profilo è quello relativo alla impossibilità di fare capo a un holding cooperativa per le banche trasformate in spa. «Poi la Corte ha ravvisato profili di illegittimità costituzionale, quindi con una ordinanza del 15 dicembre ha rimesso gli atti alla Corte Costituzionale».

Ma questo della holding è un punto qualificante per i vertici della Bps. Il presidente ne ha parlato anche a margine dell’assemblea, portando anche esempi europei come il Credit Agricole. «Ci sono sistemi che danno maggiore elasticità anche sul fronte delle aggregazioni - ha detto -, ma dire, come è stato fatto, che ci siano strutture societarie più appetibili o meno sul mercato mi pare fuorviante. Credo che agli investitori interessi la qualità della banca, gli affari, la redditività, che sia cooperativa o controllata da una cooperativa o meno non fa differenza. Ci sono banche buone e cattive sia tra le Spa sia tra le popolari». Ora la sospensione di parte della riforma non vuol dire che venga meno l’obbligo di trasformazione, ma avere un termine più lungo per andare verso la Spa rispetto al 27 dicembre sarebbe stato preferibile. E per capire se questo fosse possibile, i vertici della Bps si sono rivolti a giuristi «per avere un loro parere». Hanno chiesto aiuto anche alla Banca d’Italia, inviando una lettera il 9 dicembre, e non ricevendo risposta il 13 dicembre hanno scritto una lettera al presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio e al ministero dell’Economia.

Ma ancora niente risposte. «A questo punto ci siamo rivolti direttamente al Consiglio di Stato, che il 15 dicembre ha disposto che fosse sospeso il decorso del termine che ora ripartirà dal 12 gennaio. Se il Consiglio di Stato confermerà il procedimento provvisorio e urgente, il termine di legge sarà differito fino a quando la Corte costituzionale non si sarà pronunciata. Altrimenti, il termine di legge sarebbe fissato al 24 gennaio.

L’obiettivo è stato enunciato più volte sia dal presidente sia dal consigliere delegato: «Anche in questo frangente l’importante non sarà diventare società per azioni o restare cooperativa, ma arrivare a una scelta consci di quello verso cui stiamo andando, non perdendo di vista il territorio, punto importante della nostra attività e di confronto con i nostri stakeholders».


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