Troppe pressioni e iperattività  Quando lo sport non diverte più
Bolis è anche docente della scuola di formazione dell’Ac Milan

Troppe pressioni e iperattività

Quando lo sport non diverte più

Sondrio, il professor Bolis ha messo in guardia dai rischi per i bambini

Forti timori per l’estrema “precocizzazione” dell’avvio a una disciplina.

Un interclub dedicato al valore formativo dell’attività sportiva, aperto al pubblico per la sua alta valenza culturale, è stato promosso, nei giorni scorsi, nella Sala Besta della Banca Popolare di Sondrio, da Panathlon Sondrio, Lions Host, Rotary Club e Cai Valtellinese.

A svolgere il tema è stato chiamato Antonello Bolis, professore universitario e docente della scuola di formazione dell’Ac Milan. Un incontro con molti spunti di riflessione, di grande attualità in anni in cui anche lo sport, come l’intera società, mostra parecchie carenze, sotto il profilo educativo, che chiamano spesso in causa proprio i genitori, che della sana pratica sportiva dei figli dovrebbero essere osservatori attenti e sensibili.

Una delle distorsioni che appaiono più evidenti è quella dell’estrema “precocizzazione” dell’avvio a una disciplina. Soprattutto nel calcio, l’attività più praticata, si arriva al reclutamento, nelle scuole calcio, quindi di alta specializzazione, di bambini anche di cinque anni, spesso sradicati dal loro ambiente per inseguire un sogno che, tra l’altro, ben pochi di loro potranno realizzare. «Uno studio abbastanza recente dimostra come un giovanissimo su due smetta la pratica sportiva a undici anni, perché non si diverte più, un dato che ci dà da pensare» ha affermato Bolis, il quale ha subito introdotto il concetto di “pressione per la performance”, che spesso sono proprio i genitori a esercitare sui figli, spingendoli a un’iperattività che genera inquietudine e, talvolta, provoca addirittura il ricorso ai psicofarmaci. Questa inadeguatezza ad aspettative troppo alte spesso sfocia in aggressività che può portare anche al bullismo».

Qui arrivati, ci tocca passare a un’estrema sintesi. Il concetto generale, comunque, e qui il relatore ha letto brani di filosofi, psichiatri e psicoterapeuti, è che non bisogna ingenerare ansia di prestazione nei figli, ma affiancarli tenendo conto anche dei loro limiti.

Non programmando ogni momento della loro giornata e della loro vita, ma responsabilizzandoli e lasciando loro spazi di libertà, indispensabili per farli crescere.

Lo sport correttamente inteso deve avere anzitutto una dimensione ludica, certamente accompagnata anche da quella competitiva, a qualsiasi livello. Importanti anche, ai fini formativi, l’inserimento nel gruppo e la relazione con gli adulti, cominciando dal ruolo dell’allenatore. «Forse è arrivato il momento di valorizzare meglio gli strumenti per riportare la pratica sportiva a misura di bambino – ha concluso il suo intervento Bolis. –. Moltiplicare i momenti formativi, inserire nelle società sportive, accanto agli allenatori, figure con competenze psicopedagogiche, lavorare in comune con lo staff e tra gli staff, instaurare un dialogo proficuo tra genitori e allenatori, pur nel rispetto delle reciproche competenze».


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