Trasporto ferroviario tra ritardi e disagi  Rfi si difende: «Colpa nostra per il 19%»
Maurizio Gentile, amministratore delegato di Rfi

Trasporto ferroviario tra ritardi e disagi

Rfi si difende: «Colpa nostra per il 19%»

In Commissione regionale l’audizione dell’amministratore delegato Gentile. La società ribatte alle accuse di Terzi - Il Pd: «La Regione ci dica come risolvere i problemi».

«Da gennaio a ottobre 2019 i treni regionali fuori fascia, ossia con oltre 5 minuti di ritardo, per causa di Rfi sono stati l’11,6% del totale». A dichiararlo nel corso dell’audizione in commissione regionale Territorio sul servizio ferroviario lombardo l’amministratore delegato della società, Maurizio Gentile secondo cui il 20% dei ritardi nei primi dieci mesi è imputabile a macrocause esterne, cioè non dovute a un guasto ai treni né all’infrastruttura, come la presenza di persone non autorizzate sui binari o i suicidi, mentre il resto è da attribuire «al trasporto regionale». Nuovo rimpallo di responsabilità su inefficienze e disagi del trasporto ferroviario locale dopo che la Regione, attraverso le dichiarazioni dell’assessore ai trasporti Claudia Maria Terzi - peraltro non presente all’audizione di ieri - aveva puntato il dito contro la società dello Stato imputandole la gran parte delle cause dei problemi lamentati da pendolari e viaggiatori.

Sempre Gentile ha sottolineato come le soppressioni riferite alla rete, invece, sono state il 14,6% del totale. Per quanto riguarda il mese di novembre, i disservizi certificati dalla piattaforma unica, «che - ha ricordato Gentile - è l’unico elemento probante», sono stati per «il 19,3%» imputabili a Rfi e «il 68,2% alle imprese ferroviarie». Ovvero Trenord.

Nel corso dell’audizione il manager ha confermato il piano di investimenti da 14 miliardi per la Lombardia, che prevede diversi interventi di potenziamento infrastrutturale e upgrading tecnologici. Tra il 2022 e il 2025, ha specificato l’amministratore delegato, sul territorio regionale saranno posizionati 289 km di binari aggiuntivi, che salgono a 419 con l’alta velocità. «In questo balletto di cifre sta alla Regione dire ai cittadini non tanto di chi è la colpa, ma come farà a risolvere i problemi e che cosa chiede a Rfi e a Trenord per i prossimi contratti di servizio che partiranno nel 2020 - dicono i consiglieri regionali del Pd Gigi Ponti e Carmela Rozza -. Oggi sappiamo da Rfi che l’assessorato ha già avanzato le sue indicazioni, evidentemente senza confrontarsi né con la commissione né con i pendolari. Lo dovrà fare al più presto perché le chiediamo di venire a spiegarlo in commissione».

Intanto, sempre in fatto di trasporto ferroviario, la decisione annunciata dall’assessore regionale Riccardo De Corato di utilizzare carabinieri e poliziotti in pensione per garantire sicurezza a bordo delle carrozze ai viaggiatori non incontra grandi favori tra chi quotidianamente si occupa dell’argomento. E per diverse ragioni. «Se dobbiamo affidare la sicurezza a dei pensionati volontari, vuol dire che siamo messi proprio male - commenta Giorgio Nana, segretario generale dei trasporti della Cgil -. Mi chiedo se con la fame di lavoro che c’è in questo Paese dove si dà il reddito di cittadinanza anche a chi non vuole fare niente, e dove i politici prendono stipendi 10 volte superiori a quelli di un operaio, dove tanti giovani fuggono all’estero in cerca di uno stipendio dignitoso, non ci si poteva inventare qualcosa di diverso...». Senza contare i tempi di attuazione. «Alla stazione di Sondrio - conclude Nana - stiamo ancora aspettando i tornelli per far entrare solo chi ha il biglietto...».


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