Tragedia a Pedenosso,

il caso in Regione

Dopo la morte di un artigiano per infarto, interrogazione all’assessore Moratti sul servizio di elisoccorso. La presa di posizione del Pd contesta i tempi di intervento, la carenza di personale e la gestione delle emergenze

È giunta a stretto giro di posta, l’interrogazione a risposta scritta rivolta all’assessore regionale al Welfare, Letizia Moratti, da Carlo Borghetti, primo firmatario, consigliere regionale Pd e vicepresidente del Consiglio regionale, e dai colleghi Gianni Girelli e Fabio Pizzul.

Oggetto della missiva, l’assetto dei servizi di soccorso in emergenza e urgenza in Alta Valtellina, in particolare in orario notturno, dato che, dalle 20 alle 8, «non risulta esservi disponibile alcun medico, per le emergenze, in questo territorio - è scritto nell’interrogazione - e, nel caso in cui gli operatori sanitari dell’ambulanza ne ravvisino la necessità, il medico deve sopraggiungere sul posto, da Sondrio, con un’automedica, dilatando, ulteriormente, i tempi di intervento».

Esattamente quanto successo il 3 marzo scorso, mercoledì, quando, alle 20.40, è partita la richiesta di soccorso, al 112, da Pedenosso di Valdidentro, per un artigiano di 55 anni, Daniele Bradanini, padre di due figli, colto da infarto. Che non ha superato la crisi e per il quale ora ci si interroga, circa il fatto che fatali possano essere stati proprio quei 100 minuti occorsi per trasportarlo in ambulanza da Pedenosso a Sondrio, dato che l’elisoccorso non si è alzato in volo.

E a chiedersi come mai, ora, non sono solo i parenti stretti dello sfortunato artigiano, i suoi compaesani, il sindaco del posto, Massimiliano Trabucchi, ma anche i consiglieri regionali del Pd che da tempo insistono sulle carenze dei servizi sanitari in montagna.

Si chiedono perché l’elisoccorso non sia stato attivato «dal momento che, in Lombardia, sono in servizio cinque elicotteri che fanno capo alle basi di Sondrio, Como, Bergamo, Brescia e Milano - scrivono nell’interrogazione -, che dovrebbero coprire in modo adeguato tutto il territorio regionale, svolgendo sia attività diurna sia notturna, quest’ultima da parte di due su cinque elicotteri, alternandosi nei diversi periodi dell’anno. Nel caso specifico - proseguono - l’elisoccorso abilitato al volo notturno era quello operante nelle province di Como e Brescia, visto che quello di Sondrio, dopo le 20, per una questione legata al personale, non è in servizio».

Da qui la formulazione di tre richieste all’assessore Moratti, ovvero «se Regione Lombardia sia a conoscenza della carenza di personale preposto al servizio di elisoccorso della base di Sondrio e delle altre basi regionali - è scritto nell’interrogazione -, se intenda sopperire a tale carenza e se abbia intenzione di provvedere al reclutamento del personale medico da destinare alle emergenze in Alta Valtellina, reperibile dalle 20 alle 8».

Emblematico il fatto che il medico chiamato a intervenire a Pedenosso abbia dovuto partire da Sondrio per intercettare l’autoambulanza in discesa verso l’ospedale, pare solo all’altezza di Chiuro.

«Quello che è successo è inconcepibile - dice Carlo Borghetti -. La vallata si sente abbandonata dalle istituzioni, ma, in primis, da Regione Lombardia, che tante promesse ha fatto a quelle popolazioni. Chiediamo agli assessori preposti, non solo alla sanità, ma anche alla montagna, di intervenire rapidamente affinché non accadano più fatti del genere. Da anni si parla di rilanciare la sanità di montagna, ma siamo fermi alle parole, anche rispetto ai ruoli dei singoli ospedali, a partire da Sondalo».

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