Torna l’incubo cinghiali tra Poggi e Montagna. Prati e vigne devastate
Si lavora sui prati presi di mira dai cinghiali per sistemare i danni compiuti

Torna l’incubo cinghiali tra Poggi e Montagna. Prati e vigne devastate

Le frazioni di Surana e Santa Maria prese di mira dagli animali arrivati anche vicino alle case: «Hanno fatto disastri, per due anni terreni inutilizzabili»

È tornato il cinghiale a far danni nella zona alta di Poggiridenti e Montagna in Valtellina. O meglio dovremmo dire che non se n’è mai andato ed è tornato a colpire campi, prati e vigneti. Nell’ultima frazione alta di Poggiridenti, a Surana, nonché a Santa Maria a Montagna in Valtellina i cinghiali hanno devastato alcuni prati usati per la produzione del foraggio e si sono abbassati vicino alle case di Surana. «Quest’anno i danni sono minori rispetto al passato – sostengono dall’azienda agricola Annamaria Fomiatti -, ma questi animali stanno rovinando il lavoro degli agricoltori. A Santa Maria a 1.050 metri di altezza hanno sconnesso un prato dal quale avremmo ricavato 60 balle di fieno per gli animali dell’azienda. Sono scesi fino a Surana e hanno depredato un altro prato che coltiviamo. Spesso vanno anche nelle vigne dove rompono le viti». «Se si sale per sentieri capita di vederli anche di giorno. Per quanto accaduto a Santa Maria qualche anno fa abbiamo fatto domanda di risarcimento alla Provincia e avevamo ottenuto un’indennità, ma quest’anno è stato interessato lo stesso terreno e non so se abbiamo ancora diritto a una copertura». «Certo è che questi animali stanno facendo disastri. Per un paio di anni non ricaveremo più fieno da quei terreni che devono assestarsi. Durante lo scorso inverno abbiamo dovuto comprare fieno perché non siamo riusciti a farlo. E quattro mucche, oltre trenta pecore e due cavalli ne mangiano di fieno». A Surana ci sono anche alcune case di persone che abitano fuori provincia, ma che raggiungono nel fine settimana la località. «Abitiamo a Varese, ma durante la bella stagione veniamo qui – ricordano due signore -. Non solo abbiamo sentito parlare dei cinghiali che assediano la montagna, ma sopra il muro della strada ci sono i segni lasciati da questi animali, a pochi metri dalle case». Luigi Stazzonelli, pensionato, coltiva un vigneto e delle piante di olivo. Anche lui è arrabbiato. «Due olivi sono stati strappati, mentre un altro tranciato a metà – dichiara -. Ho anche due prati che ormai sono campi con la terra rivoltata. In Valtellina sappiamo che la proprietà è frazionata». «Non possiamo recintare tutti i campi e non servirebbe a nulla, visto che i cinghiali scavano il terreno e passano comunque sotto le reti - afferma ancora -. Ritengo che il problema sia stato gestito in maniera scorretta fin dall’inizio». «Ci sono dei cacciatori formati dalla Provincia che vanno a mettere le pasture per attirare i cinghiali nelle zone coltivate e poi abbatterli, con la conseguenza che il numero dei mammiferi è aumentato. I proprietari non possono neppure entrare nei propri campi altrimenti, come è successo a me, vengono accusati di violare il pubblico esercizio».


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