Giovedì 09 Ottobre 2014

Tirinzoni, una vita

per monti e ambiente

La capanna Marco e Rosa. La ristrutturazione nel 2003 venne condotta sotto la supervisione di Stefano TirinzonIL’architetto alpinista

Cercare di chiudere in un libro o in una serata di presentazione (o, peggio ancora, in un articolo di giornale), la sorprendente molteplicità di sfaccettature nella quale la personalità di Stefano Tirinzoni era rifranta sarebbe assurdo, prima che impossibile.

Per questo non ha provato a farlo Guido Combi, curatore del volume che la Fondazione Bombardieri ha pubblicato a settembre col titolo “Stefano Tirinzoni. Una vita per la montagna e per l’ambiente”, quando si è trovato a comporre in 192 pagine le voci dei 33 autori che hanno contribuito al ricordo dell’architetto, alpinista, intellettuale, educatore valtellinese.

Così come non ci ha provato Angelo Schena – al pari di Combi, a lungo compagno di fatiche alpinistiche e lavorative di Tirinzoni – nell’organizzare e condurre la presentazione del volume che, venerdì sera all’auditorium Torelli di Sondrio, ha portato sotto i riflettori la figura del progettista nelle parole dei numerosissimi ospiti capaci, a vario titolo, di restituire il mosaico multiforme di una figura che ha giocato un ruolo fondamentale nella storia di istituzioni private come Cai e Lions provinciali, oltre che del Fondo per l’ambiente italiano e dell’ordine degli Architetti valtellinesi.

Eppure se Schena, come Combi, non ha potuto fare a meno di individuare nell’amore per montagna e paesaggio (valtellinesi) il filo rosso che unisce i molti volti di Tirinzoni, entrambi hanno posto l’accento sulla molteplicità dei campi d’azione percorsi dall’architetto sondriese, delineandone il ritratto con una dinamica tanto viva quanto – ancora oggi – capace di aprire nuove vie, di indicare linee di sviluppo e prospettive sempre nuove.

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