Tessuti di Sondrio: «A caccia di tecnici, ma che fatica trovarli»
“Open factory” nello stabilimento di via Tonale (Foto by foto Gianatti)

Tessuti di Sondrio: «A caccia di tecnici, ma che fatica trovarli»

Lo stabilimento e le sfide del futuro. «Abbiamo inserito eccellenze locali nel marketing. Fatichiamo nella selezione di ingegneri di processo»

«Portiamo nel mondo i prodotti e il nome della città. E ora siamo pronti alle sfide dell’Industria 4.0». Non c’è solo l’orgoglio dovuto alla possibilità di essere eredi della storica tradizione del tessile valtellinese. Nelle parole di Fabio Mariotti, direttore della Tessuti di Sondrio, c’è anche il desiderio di affrontare in Valtellina e con giovani del posto le sfide dello smart manufacturing. «Lavoriamo con le grandi firme della moda nazionale e globale, in diverse fasce di mercato - ha spiegato Mariotti in occasione della giornata “Open factory” -. Abbiamo la fortuna di presentare nel nome della società la località. È una situazione davvero particolare, di cui andiamo fieri, perché la esportiamo in tutto il mondo». Mariotti, ingegnere di 41 anni originario di Biella, lavora da circa un anno nello stabilimento di via Tonale e ha promosso l’iniziativa di “porte aperte” per varie ragioni.

«Le abbiamo volute aprire per fare conoscere quella che riteniamo un’eccellenza del territorio, ma anche incuriosire i giovani studenti a intraprendere facoltà tecniche per potere, un giorno, entrare in quest’azienda. Una grande fonte di difficoltà per Tessuti di Sondrio è l’assenza di tecnici in valle». Nella sede sondriese operano quindici figure provenienti da fuori provincia e questa dinamica è motivo di costi maggiori. «Chimici, meccanici e disegnatori tessili sono esempi di questa carenza. Il futuro di questa realtà è legato alla possibilità di avere più persone di questa terra nell’impresa. Marzotto ha un progetto per l’inserimento di nuovi talenti in fabbrica, che spazia su tre aree: prodotto, commerciale e tecnici di processo. Noi abbiamo inserito quelle che chiamerei eccellenze locali nel marketing. Fatichiamo molto di più nella selezione di ingegneri di processo».

La storia del tessile a Sondrio risale al diciannovesimo secolo e la Tds è una delle pochissime realtà ancora attive. Ma ora si guarda soprattutto al futuro. «Lo scorso anno ho visitato la Silicon Valley per cercare di capire a fondo cos’è l’Industria 4.0. Uno dei temi che ha portato più lontano questo settore dall’innovazione digitale era la sensoristica, perché rispetto ad altri comparti noi abbiamo lavorato con materie prime naturali e potendo contare sull’esperienza degli operatori nel sentire».

Il primo progetto del 2019 sarà legato agli Rfid. «Si tratta di sensori a infrarossi che metteremo su tutte le pezze per mappare l’attraversamento dei tessuti su tutte le macchine. Questo passaggio ci permetterà di creare dei database e analizzare le variabili, ad esempio temperatura e pressione. Questa disponibilità di informazioni ci consentirà di creare degli algoritmi funzionali a una maggiore efficienza della produzione. Fra gli obiettivi c’è quello di migliorare la performance tecnica, abbinando cotone e altre fibre. Già oggi applichiamo dei trattamenti per renderlo idrorepellente e antimacchia». Ci sono delle possibili evoluzioni, sempre nel segno della qualità. «Ad esempio per mantenere la temperatura del corpo. La ricerca viene svolta qui a Sondrio, sia per la Tds sia per la Nuova Tessilbrenta, brand acquisito nel 2009 dal gruppo. Nel primo caso ci riferiamo a prodotti di gamma più elevata, tra il classico e lo sportswear, con diverse tipologie che vanno dal pantalone al capospalla. Ntb è concentrata sul pantalone, con una spiccata attenzione al tecnico. Vogliamo unire la nostra storia con l’innovazione sotto tutti i punti di vista».


© RIPRODUZIONE RISERVATA