«Terrorismo, scampato per caso dall’inferno di Strasburgo»
Nicola Falcinella a Strasburgo

«Terrorismo, scampato per caso dall’inferno di Strasburgo»

Quando si fa il giornalista, si è abituati all’imprevisto, anche drammatico. Di solito si arriva sul luogo di un fatto di cronaca a posteriori, qualche volta ci si trova per caso dove sta accadendo qualcosa. Capita anche di evitarli grazie a un contrattempo che era apparso fastidioso, come è fortunatamente successo a me l’altra Strasburgo, in viaggio con un gruppo di una dozzina colleghi per assistere a una giornata di lavori parlamentari.

Partiti da Milano a mezzogiorno, il nostro arrivo era previsto nel tardo pomeriggio per poi visitare il centro storico e cenare in un ristorante a pochi passi da dove è avvenuta la sparatoria. Un incidente, senza gravi conseguenze per le persone, aveva bloccato l’autostrada dei Laghi e ci aveva fatto perdere due ore e pure la pazienza. Quel tempo si è rivelato provvidenziale e ha evitato che ci trovassimo in mezzo a un pericolo, là dove si è purtroppo trovato il collega Antonio Megalizzi.

Per noi appena giunti, la notizia è arrivata come uno shock improvviso, mentre ci radunavamo in albergo per raggiungere il centro. Poche notizie, mentre all’esterno si sentivano le sirene. L’hotel è situato in una zona periferica, a circa sei chilometri dal luogo dell’attentato, ma vicino all’ospedale dove sono stati trasportati i feriti più gravi. Con scarne, frammentarie e anche contraddittorie informazioni, siamo restati dentro l’albergo a mangiare, tra chi cercava di rassicurare a casa e chi si metteva in contatto con le proprie redazioni per servizi e testimonianze a caldo. È seguita una serata concitata in gruppo, monopolizzata dal discorso, con qualche battuta a esorcizzare i timori. E la lunga attesa, ad aggiornarsi costantemente e cercare di capire fino a tardi ciò che era accaduto. Fuori era un muoversi di ambulanze e altri mezzi di soccorso, così come le file di vetture della polizia provenienti da altre città, come Metz.

A colazione abbiamo incrociato la parlamentare del Partito democratico Simona Bonafè, che la sera aveva subito twittato di essere rimasta a lungo chiusa in uno dei locali adiacenti la sparatoria. Nessuno di noi ha osato avvicinarla per chiederle nulla. Più tardi in Parlamento, abbiamo ascoltato lo sfogo di Alessandra Mussolini, che inveiva per essere rimasta in un ristorante senza che nessuno andasse a prenderla e sbottava che «non me ne frega di cosa era successo tre ore prima». Un atteggiamento sopra le righe, che contrastava con l’atmosfera tesa e composta.

La città si era risvegliata immersa nella nebbia, poi si era creato il traffico di una mattinata consueta. Subito abbiamo avuto la conferma del coinvolgimento di Megalizzi. L’idea che ci saremmo potuti trovare là, si è affacciata più volte nel corso della giornata. Ero già stato nella città dell’Alsazia in occasioni come questa, ricordo bene quelle strade, l’atmosfera, le luci, le bancarelle. Strasburgo si vanta di essere “la capitale del Natale” e i suoi mercatini di dicembre sono tra i più celebri e visitati d’Europa. È posta all’estremo nordest della Francia, è stata per secoli contesa con la Germania. Città di impianto medioevale, costruita sul delta del fiume Ill prima che sfoci nel Reno, mi affascina con i suoi canali e i suoi edifici in stile alsaziano. Il centro è soprannominato Petite France e nel cuore ha l’imponente cattedrale di Notre-Dame. Dopo tante guerre combattute sul suo suolo, dal 1952 la è sede del Parlamento Europeo, scelta come incarnazione del sogno europeista di pacificazione e cooperazione tra le nazioni del continente.

Tra la sensazione di scampato pericolo e la vita che continua, ho deciso di seguire i programmi, riservando un’eventuale visita nei luoghi della sparatoria per la sera. La giornata al Parlamento è stata intensa e inquieta, tra incontri programmati e nuove situazioni sull’onda della tragedia, anche parlando con politici come Daniele Viotti che martedì pomeriggio aveva incontrato il giovane giornalista per un’intervista per un servizio radio. Megalizzi si stava interessando delle “risorse proprie” della Ue, ovvero tutti i fondi, oggi pari al 20% del bilancio, che non dipendono dai tanto discussi contributi dei singoli Stati.

I lavori parlamentari, sono iniziati alle 10 con un breve discorso del presidente Antonio Tajani che ha poi annunciato un emozionato minuto di silenzio. Tajani ha parlato di “una giornata triste per tutti”, ha espresso solidarietà alle vittime, alle famiglie e alla Francia, ha parlato di “criminali che hanno attaccato Strasburgo”. Concetti che ha ribadito poco dopo, alla cerimonia di consegna del premio Sacharov al regista ucraino Olev Sentsov. Era uno dei momenti che dovevo seguire, occupandomi di cinema e di quelle aree in particolare. Autore di un solo film nel 2011, Sentsov è diventato attivista politico nel 2014 con le proteste di Maidan ed è detenuto in una prigione della Siberia per aver contestato l’annessione della Crimea alla Russia. Dalle persone detenute ingiustamente a quelle colpite dalla violenza cieca di un terrorista, una trasferta che mi conferma nel bisogno di Europa, di un’Europa ancora più forte e coesa, che riesca a parlare a tutti i suoi cittadini.


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