Tante le storie da raccontare: anche nel calcio
Matteo Cruccu durante l’incontro a Morbegno

Tante le storie da raccontare: anche nel calcio

Morbegno, il giornalista Matteo Cruccu ha incontrato i ragazzi e presentato il suo libro sugli ex giocatori.

Lo sport come fonte di racconti. Giovedì Morbegno ha ospitato, prima al Lokalino in via Strada di Campagna poi in serata nella sala assemblee della Comunità montana, Matteo Cruccu, giornalista del Corriere della Sera. Nel pomeriggio Cruccu ha incontrato gli studenti morbegnesi a cui ha illustrato la «tecnica dell’intervista», strumento di indagine per “raccogliere storie”, in serata il giornalista ha presentato il suo saggio di inchiesta, il libro, «Ex. Storie di uomini dopo il calcio» 10 storie di calciatori nel “dopo carriera”. Che fine hanno fatto dopo essersi ritirati Marco Ballotta, Gianni Comandini, Diego Fuser, Nando De Napoli, Osvaldo Bagnoli, Moreno Torricelli, Pasquale Bruno, Alberto Malesani, Riccardo Zampagna e Francesco Flachi. L’evento era inserito nel Morbegno story Festival, attività del Lokalino, in collaborazione con la Cooperativa Grandangolo e il Comune di Morbegno, con il contributo di Fondazione Cariplo per «Valorizzare la città mettendo in luce storie territoriali».

In serata la chiacchierata con l’autore, presente tra gli altri anche l’assessore Claudio D’Agata, un’occasione per riflettere con una delle firme che trattano il calcio nazionale, sui destini e sulla attualità del grande gioco e spettacolo.

«Un calcio – ha affermato l’autore – che in Italia sta scadendo, diventando, almeno nelle serie maggiori, una realtà di secondo piano rispetto al movimento sportivo che tiene oggi la scena, quello dei club inglesi, spagnoli». I fuoriclasse, ha spiegato Cruccu, in Italia non si fermano, ci considerano «un campionato di passaggio»: il nostro mercato non è in grado di trattenere nessuno. «Non dimentichiamo – ha aggiunto – che ai prossimi Mondiali l’Italia non ci va, e anche nelle ultime competizioni internazionali la nazionale non ha certo fatto faville».

Le soluzioni suggerite da un giornalista che segue le trasferte degli azzurri, che intervista e racconta i big. «Il Belgio, l’Islanda, con le loro squadre rampanti ed emergenti ci dicono – ha affermato – che il calcio può crescere, acquisire valore, anche laddove non vanti radici così forti. Ma ci vuole programmazione, il pallone diventa materia curricolare nelle scuole, si affronta la crisi di sistema del nostro movimento. E per fare questo serve una volontà diversa da quella che si osserva da anni in sede federale».


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