Svetlana, ricerche in elicottero e azienda
Una coppia felice, così descrivono tutti l’unione di Nicola e Svetlana

Svetlana, ricerche in elicottero e azienda

Ieri mattina un Agusta dell’Arma ha sorvolato la Bassa Valle, intanto carabinieri anche nella ditta. Nessun passo avanti nelle ricerche della moglie del meccanico morto il 2 novembre in circostanze poco chiare.

Si cerca dall’alto, con un elicottero dell’Arma super equipaggiato e in grado di localizzare la presenza di microchip anche sotto le macerie. E si cerca da terra. Da ieri, infatti, una pattuglia di carabinieri è impegnata a perlustrare palmo a palmo la vasta area occupata dalla Castelli Leopoldo spa dove lo scorso 2 novembre è stato trovato privo di vita Nicola Pontiggia, 55 anni, 27 dei quali trascorsi a lavorare proprio alle dipendenze della storica impresa edile come meccanico e autista. Un incidente, il suo, apparso agli inquirenti «assurdo» sin dal primo sopralluogo e reso ancora più anomalo dal fatto che più o meno nelle stesse ore la moglie Svetlana Balica - che di anni ne ha 44 - ha fatto perdere le proprie tracce. Nessuno l’ha più vista, né lei ha tentato di mettersi in contatto con i familiari in Moldavia e - fatto ancora più strano - da quel giorno non risultano più sue chiamate al telefono nè prelievi al bancomat.

Di qui lo spiegamento di uomini e mezzi. A Caiolo, ieri mattina alle 9,30, è atterrato un Agusta 109 Nexus, decollato dal nucleo di Bergamo con a bordo due piloti e uno specialista. Ad accogliere l’equipaggio in Valtellina i vertici dell’Arma: dal colonnello Paolo Ferrarese al suo successore Emanuele De Ciuceis, accompagnati dal maggiore Rocco Taurasi e dal comandante di Morbegno Antonio Sottile. Sull’elicottero sono poi saliti gli uomini dell’investigativa che sino alle 11 hanno effettuato voli di ricognizione in Bassa Valle sia lungo l’asta dell’Adda che sopra l’area industriale di Talamona.

È chiaro che gli inquirenti stanno cercando qualcosa. O qualcuno. E per farlo ieri hanno ribaltato come un calzino i capannoni dell’azienda talamonese. Si cerca, insomma. I sigilli - già affissi in casa dell’uomo e nel garage della villetta di via Adda dove la coppia ha vissuto sino al due novembre - sono comparsi anche nell’officina dove Pontiggia era solito lavorare quando era in azienda. Anche su quegli oggetti è stato fatto l’esame del luminol. L’azienda occupa una vasta superficie e solo in parte è cementata. La sensazione è che si stiano verificando possibili scenari di ipotetici delitti. Pontiggia aveva un badge aziendale. Poteva entrare e uscire a qualsiasi ora e con qualsiasi mezzo, senza dover rendere conto a nessuno e quanto accaduto il giovedì 2 novembre lo dimostra: la ditta era chiusa per ferie, ma lui è entrato lo stesso. A riparare un camion? Sembrerebbe, anche se quel giorno Pontiggia ha messo in fila una serie di imprudenze (ha parcheggiato il mezzo in salita, lo ha lasciato in folle, senza il freno a mano tirato e senza cunei sotto le ruote) che nemmeno un meccanico alle prime armi avrebbe commesso. E quindi? Era «fuori di testa» perché la moglie lo aveva lasciato, come lui stesso ha confessato alla ex consorte poche ore prima di morire? Oppure - ipotesi agghiacciante - la sua morte è stata una messinscena?

Se così fosse - e sottolineiamo se - allora bisognerà mettere in conto che nulla è stato lasciato al caso. Inutile partire dalla fine. Conviene cominciare dai luoghi che più praticava, dalle zone che conosceva come le sue tasche: oggi si passa al setaccio l’azienda dove lavorava.

Domani chissà, toccherà ai tornanti della strada che sale a Bema. «Se è finita lì - dicono in paese - non la troveranno mai più».


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