Suor Maria Laura  «Una vita intera  a fare del bene»
Il luogo del martirio, a Chiavenna in via Poiatengo: una croce e una fotografia ricordano la morte della religiosa che domani sarà beatificata (Foto by lisignoli)

Suor Maria Laura

«Una vita intera

a fare del bene»

Dalla vocazione al perdono alle assassine La religiosa nella ricostruzione della postulatrice

Se domani si potrà giungere a celebrare la beatificazione di suor Maria Laura Mainetti, parte del merito è anche del lavoro compiuto dalla postulatrice Francesca Consolini, cioè colei che ha condotto i processi necessari per il riconoscimento del martirio da parte della Congregazione delle Cause dei Santi.

La ricostruzione

Forse nessuno, come la postulatrice, conosce oggi la figura della religiosa nativa di Villatico e uccisa a Chiavenna ventun anni fa. Negli anni, ha raccolto testimonianze, documenti di ogni tipo e anche gli scritti di suor Maria Laura. A partire dal racconto di quella confessione che, a 18 anni, la giovane Teresina Elsa - così si chiamava al secolo la religiosa - visse con l’allora parroco di Villatico, don Domenico Songini. «Ma tu cosa vuoi fare nella vita?», domandò il sacerdote. «Io non ci avevo mai pensato - scrisse poi suor Maria Laura -: avevo tanti amici e amiche (uno in particolare mi “stava dietro” e continuava a dirmi che mi voleva bene più degli altri). Ho risposto subito, a quel prete, ma non so chi me lo ha suggerito (penso lo Spirito Santo che è dentro di me). Penso di fare qualcosa di bello per gli altri. E il prete: “Allora pensaci bene”».

«Qualcosa di bello - commenta la postulatrice - per lei significò offrirsi tutta a Dio. Entrò così a far parte della Congregazione delle Figlie della Croce». Una scelta che la stessa suor Maria Laura spiegava. «Vuol dire - scriveva - che la croce è mia madre. Non quella Croce di legno che vedete appesa alla parete. Ma sono sposa, figlia e sorella di Gesù, non crocifisso e morto, ma vivo, risorto, che mi vede, mi sente, mi vuole bene anche se non lo vedo con questi occhi. È tutto per me. È il mio tesoro, l’Amore della mia vita e io sono un po’ come una bambina, imparo tutto da lui, dal suo Vangelo».

La vita religiosa di suor Maria Laura fu declinata nel servizio da educatrice e insegnante. «Mi dedico ai giovani, ai bimbi della scuola materna - raccontava lei stessa -. Sono inserita nella catechesi per i ragazzi della Cresima e porto la Comunione agli ammalati. L’importante è fare ogni piccola cosa con fede ed entusiasmo». E anche sullo stile con cui compiere i suoi servizi aveva un’idea ben chiara. «La tua missione: sei mandata - scriveva -. Non importa se al vertice o in fondo. L’amore potenzia tutto. Umiltà nel lasciarlo agire. La missione consiste essenzialmente nel lasciarsi disturbare. Cioè accogliere, ascoltare, intervenire come e dove si può, coi mezzi che si hanno a disposizione».

Pensando al martirio di suor Maria Laura, ingannata ad uscire dal convento perché convinta di aiutare una giovane che voleva scegliere di non abortire, grande valore acquistano altre riflessioni. «Dobbiamo immergerci nel quotidiano -. scriveva la religiosa -, disponibili a chi bussa alla nostra porta, aperte ad ogni sofferenza, lasciandoci evangelizzare dai più piccoli». E ancora: «I giovani, unico scopo della mia vita».

Cinque mesi prima , suor Maria Laura scrisse una preghiera a Dio, che concluse con queste parole: «Non t’ho visto mai, ma ci sono i tuoi segni nel mondo. La tua tenerezza mi raggiunga. Non sempre ti capisco, ma so che mi vuoi bene». Lei stessa, per chi crede, fu segno della presenza di Dio la sera in cui tre giovani stesero la mano contro di lei. «Signore, perdonale!», sono le ultime parole che pronunciò e che furono chiaramente udite da chi la uccideva.


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