Suocero omicida, chiesti gli arresti domiciliari
Enrico Ferrari

Suocero omicida, chiesti gli arresti domiciliari

Una consulenza medica di parte per accertare le condizioni sanitarie del detenuto e un ricorso al Tribunale del riesame di Milano per ottenere gli arresti domiciliari. Gioca queste carte la difesa di Ferrari.

Una consulenza medica di parte per accertare le condizioni sanitarie del detenuto e un ricorso al Tribunale del riesame di Milano per ottenere gli arresti domiciliari. Gioca queste carte la difesa di Enrico Ferrari, il suocero di 70 anni di Villa di Tirano che lo scorso 8 aprile ha ucciso a coltellate la nuora Moira Giacomelli che di anni ne aveva 43.

L’anziano, affetto da diversi problemi di salute (ha subito in passato un trapianto di cuore) è stato trasferito dal carcere di Sondrio a quello di Monza proprio per garantirgli quell’assistenza 24 ore su 24 auspicata nella relazione medica finita sul tavolo del gip Carlo Camnasio. Di fatto però - secondo il suo legale - quell’assistenza non gli viene assicurata, nonostante il detenuto sia stato ritenuto fortemente a rischio, anche per via dello stato di depressione in cui si trova.

Di qui la richiesta degli arresti domiciliari che potrebbero garantire all’uomo quella sorveglianza di cui ha bisogno. Va ricordato che stando al medico che lo ha visitato, le condizioni di Ferrari sono state ritenute compatibili con il regime carcerario e in più va detto che il gip di Sondrio ha ritenuto di doverlo lasciare in cella non solo per la pericolosità e la possibilità che commetta ancora qualche altro reato, ma anche per il pericolo di inquinamento delle prove. Allo stato attuale, anche se è chiaro che a commettere l’omicidio è stato lui (era terrorizzato all’idea che la nuora non gli facesse più vedere i nipoti), molte cose devono esser ancora chiarite.


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