Sul palco i sogni di Arianna   «Portabandiera olimpica»
L’incontro sul palco

Sul palco i sogni di Arianna

«Portabandiera olimpica»

La visita di Mattarella: gli atleti olimpici e paralimpici tra i più applauditi. Il presidente del Coni: «Se portasse lei il vessillo, nessuno avrebbe da ridire».

Il sogno di Arianna, fare la portabandiera dell’Italia per le Olimpiadi invernali e tornare a casa con una medaglia d’oro. La serenità di Oney, che con «la vita precedente» non farebbe più il cambio, perché «adesso sono venute tante bellissime cose che tutti abbiamo e non sappiamo sfruttare».

Il sogno realizzato di Fabio, che ha inseguito le Olimpiadi con tutto se stesso e ora sa che «vale la pena, fare sacrifici e anche soffrire».

Sono stati fra i protagonisti più applauditi della festa di “Tutti a scuola” gli atleti olimpici e paralimpici della Nazionale italiana: la campionessa di short track Arianna Fontana, le medaglie d’oro di Rio 2016 Fabio Basile nel judo e Daniele Garozzo nel fioretto, gli atleti paralimici Oney Tina, medaglia d’argento a Rio nel lancio del disco, il nuotatore Federico Morlacchi, tre argenti, un oro in Brasile, Giulia Ghiretti che al debutto ai Giochi ha conquistato un argento e un bronzo nel nuoto.

Con loro sul palco di Sondrio, il presidente del Coni Giovanni Malagò e il presidente del Comitato paralimpico Luca Pancalli, che insieme ai ragazzi hanno delineato un bilancio di Rio 2016 con lo sguardo al futuro. Guarda avanti Arianna Fontana, che per le Olimpiadi invernali in Corea «ha deciso di sognare in grande», ha sottolineato il conduttore Fabrizio Frizzi. «A Sochi mi è sfuggita la medaglia d’oro, quella mi manca e voglio portarmela a casa, farò di tutto per portarla qua in Valtellina», ha spiegato Arianna fra gli applausi.

Frizzi ha svelato anche un altro sogno della campionessa valtellinese: essere la portabandiera dell’Italia in Corea, «ma non volevo dirlo qui per non mettere troppa pressione al presidente Malagò», ha scherzato Fontana.

«Se decidessimo di avere Arianna come portabandiera in Corea nessuno avrebbe nulla da ridire – ha replicato il numero uno del Coni -, poi oggi gioca in casa...poteva venire pure a piedi, abita a dieci minuti da qui».

All’appuntamento del 2018 manca del tempo, ma per la Fontana la strada verso le Olimpiadi è iniziata. Fra chi l’ha percorsa pochi mesi fa c’era Fabio Basile, che ha ricordato il periodo difficile attraversato prima dei Giochi di Rio «che ormai sembravano un sogno irrealizzabile. Ho messo tutto me stesso. L’unica cosa che posso dire ai ragazzi è di appassionarsi a qualcosa, perché salire quei gradini del podio è un’emozione per cui vale la pena di fare sacrifici». Anche Daniele Garozzo è arrivato a Rio dopo tanto lavoro, iniziato da bambino in una piccola palestra: «Era quasi un garage, mi allenavo con un manichino perché non avevo altri fiorettisti con cui confrontarmi – ha raccontato -, ma ho avuto la fortuna di avere un grande maestro». Dopo la vittoria il giovane schermidore ha deciso di devolvere in beneficenza il premio ricevuto da una fondazione, ha ricordato Frizzi suscitando un grande applauso da parte del pubblico.

Altrettanto forte è stato quello per le parole di Oney Tapia: «Nella vita precedente, da vedente – ha spiegato l’atleta - ho avuto un approccio diverso da quello che ho adesso. Ora sono venute tante belle cose, delle benedizioni che tutti noi abbiamo e non sappiamo sfruttare». Per Federico Morlacchi la spedizione in Brasile si è conclusa con quattro medaglie, «ma l’oro è quella che ricordo di meno, perché è stata la più emozionante», ha raccontato.

Il giovane nuotatore aveva già partecipato alle Paralimpiadi di Londra, mentre per Giulia Ghiretti è stato il debutto ai Giochi. «Lo sognavo e la realtà è stata più bella del sogno – ha detto –, alla prima esperienza non potevo tornare più felice di così».

Per il mondo paralimpico italiano «la medaglia più bella è stata la quarantesima», ha sottolineato Luca Pancalli: «È stato uno tsunami di migliaia di email da famiglie di ragazzi disabili che vogliono portare i loro figli ad avvicinarsi allo sport e da tanta gente che si è appassionata ai valori trasmessi da questi atleti. La nostra spilla raffigura un calabrone, perché si dice che per la sua struttura non potrebbe volare, ma lui non lo sa e vola lo stesso».


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