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Il cardiochirurgo Paolo Biglioli, 80 anni, di Morbegno, direttore scientifico del “Monzino” dal 2001 al 2011

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nemici del cuore

Controlli e distanze

Paolo biglioli Il cardiochirurgo già direttore del Monzino

analizza le possibili cause all’origine delle ultime morti per infarto sui monti

Coronavirus e lockdown, “mix esplosivo” rispetto alla tenuta delle arterie del cuore. Che hanno ceduto in persone affette dal covid, ma non solo. Se è vero, come è vero, che si ripetono, con frequenza superiore alla norma, casi di arresto cardiocircolatorio in persone che sono sempre state attive.

Sul punto, Paolo Biglioli, 80 anni, di Morbegno, ma residente a Milano, con la famiglia, dove ha esercitato come cardiochirurgo e direttore scientifico del “Monzino”, dal 2001 al 1° luglio 2011, quando ha lasciato per la pensione, dopo 52 anni di attività in sala operatoria e nel mondo accademico nazionale e internazionale, non ha dubbi. All’origine del tutto ci sono gli effetti tragici del coronavirus.

Possibile, dottor Biglioli, che sia proprio l’imputato numero uno?

Sì, ha “picchiato” di brutto. E, purtroppo, all’inizio, non è stato nè ben interpretato, nè ben curato. Del resto, non è mai facile rapportarsi con i nuovi virus. Anche adesso, dopo mesi, non lo conosciamo bene. Non sappiamo, fra l’altro, quanto ci immunizzi, ad esempio, il fatto di averlo contratto. E’ tutto un mondo da approfondire.

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Le persone morte di infarto in montagna tuttavia, non sembrerebbero esser entrate in contatto col Covid.

Il problema è che c’è un altro lato oscuro della medaglia, il lockdown. E’ stato massacrante per molti. Soprattutto psicologicamente, non ha fatto bene alle persone, tanto più se attive, abituate a muoversi, rimanere completamente bloccate per due mesi. La cosa ha procurato una dose di stress immane, che è una delle cause più frequenti di malattie cardiache. Uno stress maggiorato dal fatto che si arrivava da un periodo di bengodi completo, in cui ciascuno poteva fare assolutamente come voleva. Un giro di vite simile ha messo ko tante persone. Che, sotto sotto, continuano ad avere paura. Tant’è che stanno uscendo di casa a poco a poco, non di slancio. Segno che lo stress da covid ha sedimentato ed ha lavorato nel profondo.


Il virus, è ancora presente, come conviverci, in futuro?

Non sarà facile. Sicuramente, col tempo, arriverà il vaccino. All’inizio non sarà così efficace, perchè raggiungere un grado di copertura significativo richiede tempo e continue sperimentazioni.D

ovremo diventare tutti un po’ più inglesi. Niente, baci, abbracci, strette di mano. Il distanziamento fisico sarà l’imperativo per i prossimi anni.


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