Storie locali, i nostri paesi tra passato e presente
L’Adda immortalata dalle sponde del parco Bartesaghi, sullo sfondo la chiesa della Sassella

Storie locali, i nostri paesi tra passato e presente

Ogni quindici giorni approfondimenti su quattro nostre realtà

L’iniziativa prenderà avvio giovedì 28 febbraio ed è stata chiamata “Come eravamo”.

Parte giovedì 28 febbraio “Come eravamo”, il nuovo spazio del nostro giornale dedicato a tutti i comuni della nostra provincia. Ogni quindici giorni i lettori troveranno quattro pagine dedicate ad altrettante comunità valtellinesi. Sarà un viaggio a ritroso nel tempo con una serie di fermate che ripercorreranno, in breve, la storia dei comuni della Valtellina, dalla loro nascita fino ai giorni nostri. Un percorso che si concluderà a ogni tappa con le parole dei sindaci, che potranno spiegare ai lettori come si presentano oggi i paesi che amministrano: come vengono gestiti, come si sono evoluti nel tempo e quali prospettive future abbiano.

Centri montani o del fondovalle alle prese, spesso, con problemi come lo spopolamento e la mancanza di risorse, che tuttavia resistono alla “usura” del tempo attraverso l’attaccamento alle radici e alle tradizioni dei suoi cittadini, che non si distaccano mai del tutto dai centri di provenienza, cercando di mantenere vive antiche frazioni e suggestive contrade.

Una riscoperta del passato che a volte culmina nell’organizzazione di fiere, sagre e iniziative che celebrano pagine significative di storia locale. Insomma, l’iniziativa che partirà domani vuole raccontare il passato, il presente e il futuro delle municipalità della Valtellina, oltre a un piccolo box contenente i numeri o le informazioni utili per i cittadini. “Come eravamo” verrà proposto per tutto il 2019, con cadenza quindicinale, e i protagonisti della prima uscita saranno, in rigoroso ordine alfabetico, Berbenno, Buglio in Monte, Castione Andevenno e Postalesio.

“Come eravamo” può essere una buona occasione per andare alla riscoperta delle proprie radici, del passato del comune dove si è nati o dove si è deciso di vivere; perché per guardare con ottimismo al futuro e operare scelte con cognizione di causa, è buona norma voltarsi ogni tanto alle spalle per vedere cosa è successo prima di noi. Allo stesso tempo, “Come eravamo” vuole dare un’occhiata al futuro: le idee viaggiano a una velocità maggiore di quella della luce; soprattutto, viaggiano sulla carta stampata, che ha il pregio di veicolarle e farle circolare oltre ogni confine, contribuendo, perché no, a farne nascere di nuove.

Per questa ragione “Come eravamo” può essere una buona fonte di ispirazione, per mantenere vivi tutti i nostri piccoli e grandi comuni. Linfa vitale della nostra convivenza civile.


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