Storie dietro al banco  tra chi resta aperto
Gianna Sertori del Comprabene lavora con guanti e visiera di plexiglass sulla mascherina (Foto by fot0 gianatti)

Storie dietro al banco
tra chi resta aperto

Ponte. I negozi di alimentari hanno aumentato le misure di sicurezza. Da Sara disinfettante all’ingresso per i clienti

C’è chi ha collocato all’inizio del negozio un disinfettante per le mani da utilizzare prima di entrare, chi invece si è dotato anche di un casco con visiera protettiva e chi preferisce cambiare ogni mezz’ora i guanti, ma senza usare la mascherina. Condizione immancabile per tutti, però, quella dell’ingresso della clientela poco per volta, a maggiore ragione in negozietti di paese.

Come è cambiata la vita dei negozianti al tempo di coronavirus lo si scopre, ad esempio, a Ponte in Valtellina, borgo dove sono ancora attivi tre negozi di alimentari oltre all’edicola e giornalaio.

Nella centralissima via Senatore Enrico Guicciardi si trova lo “Alimentari Sara valori bollati tabacchi e lotto” che non ha cambiato ritmo. Sempre aperto mattina e pomeriggio, nel piccolo negozio sui risc di Ponte bisogna entrare uno per volta e prima di farlo, sugli scalini, Sara Pagnozzi ha posizionato il disinfettante per le mani, perché non tutti i clienti hanno guanti e mascherine. «Non sono un medico, ma credo che, se tutti si disinfettano le mani, rimane tutto più pulito - spiega -. Certo non siamo qui a cuore leggero. Tengo la mascherina e, ogni mezz’ora, cambio guanti e disinfetto maniglie e superfici»

Spostandoci al Comprabene di piazza Luini, Gianna Sertori, dipendente, è sincera: «Siamo terrorizzate. Abbiamo contatto con le persone tutto il giorno, la situazione non è semplice - afferma -. Sono arrivati anche caschi con visiera, attrezzati di mascherine per farci stare più tranquille». Il Comprabene del centro di Ponte, aperto tutto il giorno, serve anche una quindicina di famiglie con le consegne a casa, ma nello stesso negozio il lavoro è aumentato.

«È cresciuto tantissimo - spiega -. La gente, che prima si rivolgeva ai supermercati, ora viene da noi. Tutti sono rispettosi, chiedono se possono entrare. Abbiamo riscontrato molta correttezza e rispetto».


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