Stelvio nell’Unesco  «Concretizziamo  questa candidatura»
Un’immagine suggestiva dello Stelvio

Stelvio nell’Unesco

«Concretizziamo

questa candidatura»

La propostaDa tempo si parla di questa idea

C’è l’impegno del centro di documentazione Donegani

«Tanti gli elementi perchè possa essere accolta»

Il sogno è stato accarezzato in passato ed è stato oggetto di incontri, ma ora si pensa di farlo diventare realtà. Forte il desiderio di candidare la strada statale 38 dello Stelvio – più precisamente i 50 chilometri da Bormio all’Adige – a Patrimonio dell’Umanità Unesco.

Durante l’incontro

Se ne è discusso sabato pomeriggio, nella seconda parte del convegno promosso in occasione delle “Giornate del Patrimonio Mondiale Unesco 2016”.

Ne ha parlato Cristina Pedrana Proh del Centro di documentazione Donegani che ha puntato proprio sull’unicità di questo percorso, «la regina delle strade europee», un unicum dal punto di vista ingegneristico e paesaggistico.

«Alcuni anni fa erano partite riunioni a cura di Paolo Berbenni, che poi sfortunatamente è mancato, per abbozzare la proposta di candidatura che ora vorremmo concretizzare – ha spiegato Pedrana -. Credo che ci siano tutti gli elementi perché possa essere accolta, considerando che la strada dello Stelvio è un’opera straordinaria, costruita quasi 200 anni fa con difficoltà enormi. Basta percorrerla anche adesso per rendersi conto di cosa abbia significato allora progettarla e costruirla da parte dell’ingegnere Carlo Donegani».

La strada è stata costruita fra il 1820 e il 1825, ma, di fatto, ci sono voluti un anno e nove mesi date le condizioni meteorologiche. Era percorribile tutto l’anno e ancora oggi, con i suoi 2.756 metri del passo dello Stelvio, è la strada più alta d’Europa costruita due secoli fa e voluta dall’imperatore d’Austria per collegare Milano, capitale del Lombardo-Veneto con Vienna. Dunque 50 chilometri in salita, con panorami strepitosi, 34 tornanti sulla parte lombarda e 48 dalla parte altoatesina, gallerie di diverso tipo. Dalla parte lombarda alcuni muraglioni sono da sistemare come pure tornanti, dove si passava una volta con le carrozze, che erano stati abbandonati.

Si cercano documenti

«Il Centro di documentazione Donegani dispone di documenti aperti e visitabili anche al pubblico – ha proseguito Pedrana -. Inoltre stiamo reperendo numerosi documenti negli archivi di stato di Sondrio, Milano, Vienna e Innsbruck dai quali emerge come quest’opera complessa fosse un’opera d’arte. Il punto di forza della candidatura sta proprio nell’unicità della progettazione e della realizzazione con innovazioni apportate da Donegani, ma anche dagli stessi appaltatori, operai, minatori. Il Centro lavora con la facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, dove gli stessi docenti sono rimasti stupefatti dalla perfezione dell’opera, da quella dei disegni a quella di tombini e palizzate per fare degli esempi. Il fine è quello di creare un’opera che durasse nel tempo».

Infine – dati non irrilevanti ai fini di una candidatura per entrare nel patrimonio Unesco – ci sono anche altri aspetti da considerare: la bellezza del paesaggio intorno, il fatto che la strada colleghi più aree, il valore in sé di una strada, uno dei fattori fondamentali del progresso civile, a maggior ragione per un’arteria di montagna che ha una valenza simbolica legata al superamento della barriera delle Alpi.


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