«Stato di calamità? Scelta inevitabile»
Un’immagine della frana del Ruinon con indicati i punti di monitoraggio da parte di Arpa Lombardia costantemente attenta al fenomeno

«Stato di calamità? Scelta inevitabile»

Il caso Ruinon. La giunta di Valfurva ha deliberato di avanzare la richiesta dopo cinquanta giorni di disagi. Il vicesindaco Bellotti: «Il nome di Santa Caterina messo a rischio, con danni turistici e sociali incalcolabili».

«Come Comune ci siamo sentiti in dovere e nelle condizioni di chiedere lo stato di calamità – le parole del vicesindaco Luca Bellotti –. Tutti dobbiamo capire come sarà e cosa fare domani. Se già oggi è difficile monitorare la frana di notte, cosa succederà tra qualche giorno, con le giornate che si accorciano e l’autunno che incombe? In questi giorni di emergenza il nome di Santa Caterina è stato seriamente messo a rischio con danni incalcolabili dal punto di vista turistico e sociale».

La Valfurva ha chiesto lo stato di calamità naturale. Lunedì sera la giunta della terza stazione turistica della Valtellina, dopo oltre cinquanta giorni di apertura a singhiozzo della strada che collega la frazione di Sant’Antonio a quella di Santa Caterina Valfurva, ha messo nero su bianco – con un’apposita delibera – lo stato di difficoltà gestionale, naturale ed economico nel quale sta «combattendo da giorni». Anche se tecnicamente il Ruinon non è sceso a valle, quella che stanno vivendo il paese, le persone che ci abitano, amministratori e turisti, per la giunta di Valfurva è e rimane una calamità.

Nel ripercorre le misure messe in atto e le difficoltà incontrate quotidianamente da quel lontano 22 giugno (primo giorno di chiusura della strada), l’amministrazione guidata dal sindaco Angelo Cacciotto ha sottolineato come «a causa delle abbondanti precipitazioni primaverili, la frana del Ruinon, da anni monitorata da Arpa, ha fatto registrare importanti movimenti, mai registrati prima, con superamento dei livelli di soglia geotecnica di “elevata criticità”, che hanno fatto scattare le procedure previste dal piano di emergenza».

Da qui la messa a punto, in sede di Centro Coordinamento Soccorsi, di alcuni interventi precauzionali per far fronte alla situazione di possibile pericolo a tutela dell’incolumità pubblica e della sicurezza urbana, in particolare l’organizzazione e gestione da parte del Comune di un servizio di navetta, l’istituzione di un presidio sanitario h 24 in località Santa Caterina, il monitoraggio del movimento franoso a cura di volontari della Protezione civile con coordinamento da parte del gruppo comunale di Valfurva, nonché di geologi allo scopo incaricati unitamente all’attivazione di un servizio di vigilanza.

«Dato atto che la situazione di criticità, di cui questa amministrazione ha dovuto e si deve far carico della gestione con le poche risorse umane, strumentali ed economiche disponibili – si legge nel provvedimento - si è protratta fino a oggi ed è ancora in atto, con conseguenti continue e intermittenti chiusure della strada provinciale 29 e conseguenti limitazioni al transito, a seguito della segnalazione di possibili cadute di materiale a valle da parte dei geologi incaricati del monitoraggio visivo sul fronte frana», il Comune di Valfurva ha evidenziato la sussistenza dei presupposti, a norma di legge, per chiedere lo stato di calamità.

Anche perché, come evidenziato nella delibera, il Comune «sta subendo un notevole danno in termini economici e di immagine, per il cui recupero ci vorranno anni di lavoro», inoltre «per far fronte alla grave situazione creatasi e mettere in atto gli interventi a tutela dell’incolumità delle persone e della pubblica sicurezza, occorrono risorse e azioni straordinari».


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