Il prefetto di Sondrio detta le regole  Spostarsi? Con buon senso
Il cartello alle porte di Sondrio proveniendo da Morbegno che fornisce informazioni sul numero verde (Foto by foto Gianatti)

Il prefetto di Sondrio detta le regole

Spostarsi? Con buon senso

L’incontro. «Non c’è un divieto di muoversi, ma un “invito ad evitare”»

Ribadita l’importanza della responsabilità personale: «È per il bene di tutti»

Un sacrificio che bisogna fare. Provvisorio, ma che va perseguito con maggiore forza e consapevolezza. Perché il momento è grave, ma non tutti lo stanno affrontando con la necessaria serietà, per dirla un po’ alla Flaiano quando commentava con corrusca precisione la sempre uguale situazione politica italiana. Il prefetto di Sondrio, Salvatore Rosario Pasquariello, incontrando i giornalisti in tarda mattinata ha ripreso il filo del discorso che era stato avviato il giorno precedente nella sede staccata di Regione Lombardia dall’assessore regionale Massimo Sertori, dal presidente della Provincia Elio Moretti e dal sindaco di Sondrio Marco Scaramellini: questo problema non può essere affrontato con decisione se alle virtù elencate a parole fanno seguito i consueti e dolci “vizi” che tutti - e giustamente, in tempi normali - amano concedersi.

«Occorre cambiare, in via provvisoria, gli stili di vita - ha detto dagli uffici di Palazzo Muzio -. Se a una decisione importante come quella di chiudere le scuole non fanno seguito degli analoghi comportamenti e si continua normalmente a frequentare locali pubblici affollati, a sciare, quelle misure richieste perdono di valore. Bisogna marciare tutti insieme per far sì che si riducano i tre problemi più urgenti che abbiamo davanti. Il motivo è semplice».

Il primo, spiega, è la mancanza di posti sufficienti nelle sale di rianimazione, il secondo l’assenza di respiratori, il terzo l’altrettanto ridotta presenza di anestesisti. «La malattia non è gravissima, non è letale, ma una piccola percentuale delle persone colpite richiede l’attivazione di strutture medico-ospedaliere le quali, benché eccellenti, non sono in numero elevato - ha aggiunto -. Ditemi voi: dobbiamo bloccare le sale operatorie, e quindi interrompere tutte le attività chirurgiche, per far posto a questi ammalati che hanno necessità di essere ventilati e curati in sala di rianimazione? Se vogliamo che ciò accada, continuiamo a prendere alla leggera questa situazione, andandocene in giro in luoghi affollatissimi, comportandoci come prima e come se nulla fosse successo. Se, invece, vogliano offrire un servizio a noi stessi, alle nostre famiglie e alla nazione, dobbiamo osservare le prescrizioni che ci vengono dall’autorità sanitaria e dal dipartimento di protezione civile. Come ha detto di recente una brava anestesista, a volte ad essere empatici non si rende perfettamente l’idea, bisogna essere chiari».

Il rischio di contagio, ha proseguito, è concreto «e le strutture per ospitare quella piccola percentuale di persone che non ce la fanno a guarire da sole e devono essere ospitate in sale di rianimazione e ventilate, non sono sufficienti. Dobbiamo entrare in questo ordine di idee. Quello che è successo nei giorni scorsi, anche in provincia, è piuttosto grave, bisogna accettare un diverso stile di vita per un lasso di tempo provvisorio. Sono dei passi necessari».

Ma cosa avverrà per quanto riguarda gli spostamenti delle persone, che per motivi comprovati di lavoro si devono muovere all’interno della provincia? «Non c’è nel decreto un divieto di muoversi, si tratta di un “invito ad evitare”». C’è, insomma, un sistema di mobilità ridotta.


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