Spillava denaro a un disabile  Educatrice condannata: 3 anni
Il processo si è tenuto ieri in camera di consiglio con rito abbreviato

Spillava denaro a un disabile

Educatrice condannata: 3 anni

La donna operava in una struttura protetta a Poggiridenti. Le indagini: in cinque anni ha sottratto circa 30mila euro ad un ospite

Tre anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici oltre ad un risarcimento provvisorio - quello definitivo andrà stabilito con un processo in sede civile - di 20mila euro nei confronti della vittima e di 10mila da versare al suo datore di lavoro: l’Azienda Socio Sanitaria Territoriale che si è prontamente costituita parte civile.

Questa la sentenza pronunciata dal giudice Carlo Camnasio nei confronti dell’educatrice professionale Savina Maggi, classe 1962, residente a Talamona e finita agli arresti domiciliari nell’agosto dello scorso anno perché accusata di aver sottratto dei soldi a un soggetto debole (in cura al Cps) del quale si occupava in una struttura di accoglienza a Poggiridenti.

Ex assessore comunale e già presidente della Pro Loco, Maggi ha evitato il dibattimento e ha chiesto di essere giudicata con rito abbreviato in camera di consiglio, una scelta che le è valsa lo sconto di un terzo sulla pena definitiva. Ma nonostante le attenuanti generiche siano state considerate equivalenti alle aggravanti, la donna ha rimediato tre anni di carcere, che dovrà scontare se la sentenza sarà confermata nei prossimi gradi di giudizio. Maggi era accusata di peculato e circonvenzione di incapace e si sarebbe messa in tasca una somma che sfiora i 30mila euro.

Non tutti in un colpo solo, ma un po’ alla volta nel corso degli anni. Per la precisione dal 2013 sino al termine delle indagini (2017) condotte dagli uomini del tenente colonnello Mirko Piersimoni della guardia di finanza.

Stando al capo di imputazione, Maggi avrebbe accompagnato l’ospite della “struttura leggera di Poggiridenti” (affetto da una leggera disabilità mentale) nella sua banca di fiducia e gli avrebbe fatto fare dei prelevamenti con la scusa che i soldi li avrebbe tenuti al sicuro nella cassaforte della struttura. L’uomo avrebbe prelevato più di 100mila euro, ma nella “cassa ospiti” della struttura - dedotte le rette e le spese vive - ne sarebbero finiti molti meno. Addirittura sarebbero sparite pure le somme percepite dal paziente che in quegli anni prestava servizio in una cooperativa sociale.

Le indagini sono state lunghe e laboriose anche perchè la donna - sempre stando al capo di imputazione - negli anni avrebbe pure fatto sparire carte e documenti relativi proprio al denaro che l’ospite prelevava in banca. La Maggi era pure accusata di falso, reato dal quale è stata però assolta.


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