Sostenitore convinto di Renzi, ma per Della Vedova il Pd è ancora lontano
Benedetto Della Vedova e Mario Monti in Senato

Sostenitore convinto di Renzi, ma per Della Vedova il Pd è ancora lontano

«Entrare nel Pd? In questo momento sarebbe ancora una forzatura». Lascia Scelta civica dopo l’ultimo atto simbolico del congresso, ma declina l’invito del premier Matteo Renzi ad entrare, come hanno già fatto in otto, nel Partito democratico.

Benedetto Della Vedova, il senatore tiranese sottosegretario agli Esteri del governo Renzi, convintamente al fianco di Mario Monti dopo la sua «coraggiosa salita in politica», si prende la libertà di rimanere fuori.Fuori da Scelta civica, ma anche fuori dal Pd che, in questo momento, non offre le garanzie necessarie a chi rivendica la coerenza di scelte fatte «sempre e solo in nome delle idee riformatrici e liberiste» che ne hanno ispirato l’attività politica «fin da quando ho lasciato una discreta carriera per dedicarmi alla vita politica e non per fare il parlamentare, perché quello è venuto dopo».

Una rivendicazione che è anche una riposta a quanti lo accusano di aver saltato da un partito all’altro. Lui che dall’esperienza Radicale è passato attraverso Forza Italia e Pdl per approdare a Futuro e libertà ed, infine, a Scelta civica con cui è stato eletto al Senato nel 2013, parla di coerenza, non al contenitore, ma al contenuto. «Ho sempre fatto politica in modo molto libero - sottolinea - cercando di essere coerente con le mie idee. Se mi è capitato di cambiare partito è proprio per non cambiare idea. Un esempio? Sono sempre stato, fin dall’esperienza Radicale, con chi voleva abolire l’articolo 18. Cosa che ha fatto questo Governo».

Un esecutivo quello di Renzi al quale Della Vedova esprime il più totale appoggio. «Sono e resto un convintissimo sostenitore del governo Renzi - dice - non perché sia un esecutivo che non commette errori, tutti ne facciamo, ma perché con energia e coraggio sta facendo importanti riforme per il Paese. Penso alla riforma del mondo del lavoro già fatta, ma anche a quelle che potrà portare avanti, ad esempio, sui diritti civili». Un’adesione al lavoro dell’esecutivo che però non basta per convincerlo ad entrare nel Pd. «Al progetto Renzi guardano tanti riformatori e liberisti come me - dice -, ma le storie politiche contano ancora e sebbene il Pd sia in grande trasformazione, oggi aderirvi sarebbe ancora una forzatura. È più onesto e reale declinare l’invito di Renzi. Se il presidente del Consiglio e il ministro per gli Affari esteri riterranno opportuno continuare ad avvalersi del mio lavoro come sottosegretario, sarò ben lieto di proseguire con determinazione e piena condivisione degli obiettivi».

Della Vedova guarda avanti con ottimismo. «Questo Governo può rappresentare davvero una svolta per il Paese - sostiene - e se durerà con questo ritmo ancora per un paio d’anni al termine dell’esperienza non potremo che parlare di bilancio positivo». Lo stesso che, nonostante la disgregazione di questi giorni, Della Vedova tira rispetto all’esperienza Monti «che - dice - è stata importantissima. Prendere il 10% quando Grillo faceva il 25% è stato un gran risultato ed è stato il viatico al governo riformatore di Renzi». «Quel 10% - prosegue - non si è trasformato in un partito e sarebbe inutile pensare ad una realtà politica che prende lo zero virgola qualcosa. Per questo capisco bene la richiesta di Renzi di entrare nel Pd».n


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