«Sono senza lavoro  per il lockdown  Così non vivo più»
Chiusi ristoranti e bar: i lavoratori del settore sono senza impiego

«Sono senza lavoro

per il lockdown

Così non vivo più»

Lo sfogo di Gianpiero, cameriere di, 66 anni. «Ho vissuto dignitosamente e cresciuto una famiglia, non ho nemmeno i soldi per l’affitto»

«Ho trascorso una vita lavorando negli alberghi in Italia e all’estero con gli impieghi stagionali tipici di questo settore. Oggi, a quasi 66 anni, mi ritrovo per la prima volta a dover chiedere un aiuto allo Stato per fare fronte alle spese, tra mille difficoltà e incertezze burocratiche e con una prospettiva di lavoro e di vita che per uno della mia età non lascia spazio a molte speranze».

Gianpiero, classe 1955 di Morbegno, vive una situazione di difficoltà economica che è coincisa con i tempi della pandemia globale e che da essa deriva direttamente. Una storia non isolata, purtroppo, che raccontiamo per denunciare una situazione che è sempre più allarmante.

«Dopo gli studi alla scuola alberghiera del Crotto Caurga di Chiavenna ho sempre lavorato nel settore – afferma – creandomi una professionalità come direttore di ristorante in particolare negli alberghi. Una vita di stagioni, quella invernale e quella estiva, con esperienze negli Stati Uniti da ragazzo e poi in Germania, Svizzera e Italia. L’ultima stagione di lavoro è stata quella dell’inverno scorso a Santa Caterina Valfurva. Da qui, nel mese di marzo con il primo lockdown sono stato licenziato».

Per qualche mese ha potuto contare sul sussidio di disoccupazione e sulla prospettiva – diventata soltanto una speranza con i mesi, visto l’andamento della pandemia – di poter tornare al lavoro per l’estate o al massimo per l’inverno 2020/2021.

«Invece – racconta – con lo scadere del periodo di disoccupazione che portava nelle mie casse circa 700 euro al mese, è venuta meno anche questa entrata e a causa del nuovo lockdown non ho avuto altre possibilità di lavoro. Nei mesi di ottobre, novembre, dicembre e ora in questo gennaio ho sfruttato i risparmi. Oggi mi ritrovo davvero in difficoltà, per la prima volta nella vita: la mia compagna con la quale vivo percepisce circa 370 euro per un lavoro part time in una cooperativa, abbiamo un affitto mensile di 300 euro che da un paio di mesi non riusciamo a pagare e nessuna entrata su cui fare conto. Abbiamo ricevuto buoni spesa del Comune per 160 euro, sì, ma se contiamo bollette e spese minime per mantenere un’auto con cui mia moglie va al lavoro, è facile capire come sia difficile per noi tirare avanti».

Gianpiero sta cercando i canali per ottenere un aiuto: «Mi sono rivolto a sindacati e Comune – afferma – i punteggi per l’accesso agli aiuti spesso fanno riferimento al reddito degli anni passati quando la mia vita era normale, le entrate sufficienti e quindi non spesso mi viene detto che non ho i requisiti per accedere ad alcuni sostegni. L’accesso agli stessi uffici avviene su appuntamento e a rilento proprio per le limitazioni Covid, e così mi vedo rinviare appuntamenti di mese in mese. Eppure io il problema della sopravvivenza lo vivo oggi, anzi da marzo, e non ho riserve per il mese prossimo. Ho sempre pagato le tasse, vissuto una vita normale, cresciuto una famiglia, lavorato, speso e vissuto come era nelle mie possibilità ma comunque in modo dignitoso. Oggi mi ritrovo in difficoltà e con un futuro più che incerto, che non mi lascia spazio a grandi speranze di lavoro, per età e per condizione attuale dell’economia».


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