Sondrio, un gesto eroico ricordato da un albero
Il momento del taglio del nastro della targa a ricordo dei due valtellinesi che salvarono una famiglia ebrea

Sondrio, un gesto eroico ricordato da un albero

Nel giardino della media Torelli intitolato ai coniugi morbegnesi Della Nave un Ginkgo biloba. Durante le persecuzioni nazi-fasciste nascosero con generosità una famiglia ebraica mettendo a rischio la loro vita.

All’apparenza fragile e malmesso, in realtà resistente, dalle radici forti e profonde il Ginkgo biloba, che sabato nel giardino della scuola media Torelli è stato intitolato ai coniugi valtellinesi Mariangela Rabbiosi e Giovanni Della Nave, originari di San Bello, vicino a Morbegno, che nascosero una famiglia ebraica e protessero la piccola Regina Zimet durante le persecuzioni nazi-fasciste, dichiarati “Giusti tra le nazioni” dallo Yad Vashem, Ente nazionale per la memoria della Shoah di Israele.

Una pianta «le cui origini risalgono a 250 milioni di anni fa», ha fatto notare la dirigente Raffaella Giana prima del taglio del nastro assieme a Marcella Fratta, assessore all’Istruzione di Palazzo Pretorio, durante la cerimonia di inaugurazione della targa commemorativa in occasione della Giornata della memoria che si celebra oggi.

«Questo albero e questa targa ci invitino a riflessioni profonde sulla vita umana e diventino un angolo d’amore, di riconciliazione, di sereno silenzio - l’esortazione della preside -. Siano simbolo e testimonianza dell’invincibilità dei valori e un monito a vigilare affinché l’indifferenza non li possa affievolire».

«Apprezzo molto questa iniziativa della scuola perché perpetuare la memoria - ha detto l’assessore Fratta -, è estremamente importante nell’ottica della costruzione della pace, tanto più significativa se si ricorda la generosità di due nostri convalligiani, che a rischio della loro vita hanno salvato una famiglia ebrea».

Ma perché tra le tante piante del giardino della Torelli, per il progetto “Adotta un giusto” del gruppo dei docenti di lettere coordinati da Marco Bordoni, l’attenzione è caduta proprio su quel Ginkgo biloba? Lo ha spiegato la dirigente Giana, tra l’emozione di alunni, docenti, personale Ata e Luisella De Bernardi in rappresentanza dell’Ufficio scolastico territoriale: «A proposito di questo albero vi vorrei ricordare la distruzione di Hiroshima nel 1945. Qui cresceva un Ginkgo in un monastero buddista a soli 800 metri dal centro dell’esplosione della bomba atomica, completamente arso come tutto il resto».

Nella primavera del ’46, «dalla vecchia radice germogliò un ramoscello nuovo. Ciò ha conferito a questa pianta, simbolo della longevità, un ulteriore significato: quello della speranza e dell’invincibile forza della vita».

Ma da tre secoli il Ginkgo, è anche simbolo «di Weimar, città di particolare rilievo culturale avendo ospitato Bach, Schiller, Herder, anche Nietzsche negli ultimi anni della sua esistenza e Goethe». Fu scelto questo albero, ha posto l’accento Giana: «perché la pianta dalle foglie bilobate a forma di cuore era molto amata da Goethe, a tal punto da intitolare una poesia d’amore per celebrare l’unione con l’amata Marianne».

Weimar però dista solo otto chilometri da un colle, su cui originariamente c’era una foresta di faggi «dove Goethe amava passeggiare. Sul quel colle nel 1937 venne eretto uno dei più grandi campi di concentramento. I nazisti fecero abbattere tutte le piante, eccetto l’albero di Goethe e quel campo fu dato un nome quasi “poetico”, il bosco dei faggi, Buchenwald, sul cui cancello d’ingresso c’è la scritta “Jedem das seine”», dal tedesco “a ciascuno il proprio destino”.

Tutto ciò poco distante dall’allora capitale della cultura tedesca: «Questo ci deve far riflettere e puntare il dito contro l’indifferenza di chi non sa oppure non vuol vedere».


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