Sondrio tra Preistoria e Medioevo
Da sinistra Francesco Ghilotti, Marta Zecca, Rita Pezzola, Tiziano Maffezzini, Elena Musolino ed Elena Castellini (Foto by foto gianatti)

Sondrio tra Preistoria e Medioevo

Seconda fase dell’iniziativa guidata dall’ente montano, finanziata da Fondazione Cariplo e Regione. Attivati cantieri di restauro di beni culturali e riqualificazione di spazi antichi, al via il “Laboratorio d’identità”.

Entra nella sua seconda fase il progetto “Le radici di un’identità-temi, strumenti e itinerari per la (ri)scoperta del mandamento di Sondrio tra Preistoria e Medioevo”, finanziato dalla Fondazione Cariplo, che lo ha incluso nei suoi progetti emblematici, nonché da Regione Lombardia, guidato dalla Comunità montana Valtellina di Sondrio e portato avanti insieme ai Comuni del mandamento.

Con l’obiettivo primario di portare consapevolezza del patrimonio storico, culturale e paesaggistico delle varie località del mandamento di Sondrio, trasmettere questa consapevolezza all’intera comunità e rendere un valore comune l’identità di chi abita i territori, sono state attivate le borse di studio della Comunità montana e delle Università coinvolte del progetto. «Le parole chiave - ha sottolineato ieri nella conferenza stampa tenutasi nella sede sondriese dell’ente montano il direttore scientifico del progetto Rita Pezzola - sono capacitazione e occupazione: vogliamo creare contesti in cui la ricerca diventi azione e incida sul tessuto territoriale, inoltre creare posti di lavoro riconosciuti nell’ambito della ricerca, anche umanistica. Si avverte il bisogno di spalancare le porte, far entrare dentro e uscire fuori, creare conoscenze condivise».

Così dopo che in questi primi mesi del progetto sono stati attivati cantieri di restauro di beni culturali e di riqualificazione di spazi antichi e si è aperto il dialogo, che coinvolge docenti universitari, rappresentanti di associazioni e istituzioni culturali, sul potenziale di arte e storia ancora in parte inespresso, ha di recente preso il via il “Laboratorio d’identità”, vero e proprio incubatore di studio e ricerca del progetto.

In quest’ambito, dopo un concorso pubblico, la Comunità montana ha inserito nel suo organico con una borsa di studio di 26 mesi Marta Zecca, laureata in lettere e latinista e l’archeologo Francesco Ghilotti.

I due costituiranno un importante punto di riferimento per il laboratorio, si occuperanno di comunicazione e divulgazione dei contenuti del progetto e avranno un ruolo di congiunzione tra il territorio mandamentale e i centri di ricerca. Non soltanto la Comunità montana Valtellina di Sondrio però è entrata nella seconda fase del progetto: l’Università degli studi di Bergamo ha assegnato il suo assegno di ricerca all’antropologa Elena Musolino, che sotto la guida del docente Stefano Lucarelli si dedicherà a ricerche che coinvolgeranno i comuni di Berbenno (le corti di Polaggia) e Spriana (contrada Scilironi).

Si concentreranno sulla frazione di Berbenno, in particolare sull’iniziativa “Riabitare le corti di Polaggia”, anche i dodici tirocini formativi curricolari del Politecnico di Milano, con gli studenti coinvolti che la prossima settimana nei giorni del 17 e 18 luglio effettueranno i primi sopralluoghi in Valtellina. Inoltre Paolo Bertero, esperto in topografia e rilievo archeologico, nonché Ilaria Sanmartino, archeologa, sono i borsisti selezionati dall’Università di Torino, che unitamente al professor Paolo De Vingo studieranno la Val Venina e il paesaggio orobico delle miniere, con indagini anche a Fusine.


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