Sondrio piange Rachele Brenna  Fu partigiana, mamma e insegnante
Rachele Brenna durante una cerimonia del 25 Aprile (Foto by gianatti)

Sondrio piange Rachele Brenna

Fu partigiana, mamma e insegnante

La staffetta “Itala” morta ieri mattina in casa di riposo, aveva 97 anni

Fu arrestata per il suo ruolo nella Resistenza. Domani l’ultimo saluto in Collegiata

La dedizione alla famiglia, e ai suoi quattro figli, Sergio, Fulvio, Serena e Donatella, la dedizione all’insegnamento, condotto, per anni, nelle scuole elementari della provincia, e, su tutto, la dedizione alla causa: la libertà.

Questo era Rachele Brenna, classe 1923, nata a Dubino, la staffetta partigiana “Itala”, che, nel proprio cuore, ha conservato sempre inalterati i valori della Resistenza.

Li ha portati con sé, nella dimensione altra in cui si trova da ieri mattina, quando il suo cuore ha cessato di battere nella casa di riposo “Città di Sondrio”, ma non prima di averli seminati ovunque, in ogni luogo, in ogni persona, in ogni ambito in cui le sia capitato di agire.

Perché Rachele Brenna, era una donna d’azione. Sin da bambina, quando si era trasferita a Sondrio, in via Visciastro, con la famiglia, mamma Ida, papà Giovan Battista, i fratelli Nando e Anna, anch’ella staffetta partigiana, aveva recepito in toto l’antifascismo che imperava in casa.

Il padre, infatti, grande invalido della Prima Guerra Mondiale, dalla quale era ritornato cieco, disdegnava ogni proposito bellico, non indossava la camicia nera, in un’epoca in cui era un “must”, e non esitava a dare rifugio e supporto ai giovani ribelli.

Una guida morale della Resistenza e anche delle figlie Anna e Rachele. Quest’ultima, aveva ancora le trecce quando, inquadrata nella quarta Brigata Sondrio della prima Divisione Valtellina di Giustizia e Libertà, percorreva chilometri in montagna per effettuare consegne o per accompagnare militari e antifascisti al confine svizzero.

È stato durante il periodo di assunzione al Comune di Sondrio, però, che Rachele è stata scoperta dopo aver falsificato la firma del responsabile dell’ufficio anagrafe sulle carte d’identità dei perseguitati dal nazifascismo. Ed è scattato l’arresto.

Il 25 ottobre 1944 è stata portata in carcere a Sondrio, sottoposta a interrogatori massacranti, e, poi, trasferita a San Vittore, a Milano, da dove è rientrata il 9 maggio 1945, a guerra conclusa.

Da allora in poi, Rachele Brenna, non ha mai smesso, di fatto, i panni della staffetta partigiana. Ha solo cambiato la forma, i “palcoscenici”, ma la sostanza è sempre stata quella.

Sempre presente alle celebrazioni del 25 aprile, a lei il compito di leggere la preghiera del ribelle, fino all’ultima celebrazione cui ha potuto partecipare, nel 2018, ad Aprica.

In tanti si stringeranno attorno ai figli e ai nipoti, Yuri e Alessia, domani, alle 15.30, in Collegiata, per l’ultimo saluto. La sua volontà era che le ceneri venissero disperse su quelle montagne che ha solcato, per anni, in nome di un ideale.


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