Sondrio, pesci e tartarughe al parco Bartesaghi: Enpa invoca un piano di aiuto
Una delle tartarughe presenti al parco Bartesaghi

Sondrio, pesci e tartarughe al parco Bartesaghi: Enpa invoca un piano di aiuto

Lettera inviata dalla sezione ai gestori, ad Ats e vari enti per la tutela e salvaguardia delle specie.

Non esclude di procedere per vie legali la sezione provinciale dell’Enpa, che prese carta e penna chiede alle istituzioni di tutelare e salvaguardare i pesci rossi e le tartarughe che popolano i laghetti del parco Bartesaghi.

Un piano di intervento, quello che il presidente di Sondrio dell’Ente nazionale per la protezione animali Sara Plozza reclama, nel quale si preveda che d’inverno non si svuotino i tre bacini, con l’inevitabile rilascio delle specie animali nell’Adda e tutte le conseguenze del caso. Dall’altra, che venga imposto il divieto di depositare negli specchi d’acqua tali animali e che si eviti di giocarvi, maltrattamenti punibili per legge.

Datata 21 settembre, la lettera è stata inviata a Palazzo Pretorio e alla cooperativa Intrecci, incaricata della gestione del parco, oltre che al dipartimento di Prevenzione Veterinaria dell’Ast, al Comando di polizia locale e quello del corpo forestale, alla Comunità montana.

Come rimarca la presidente Enpa, «la fauna ittica è composta prevalentemente da esemplari ornamentali di “uso” domestico della specie Carassius auratus auratus (il comune pesce rosso) e suoi affini: appare chiaro che la loro immissione in un ecosistema non protetto, quale il fiume Adda, costituisca per loro una sicura condanna a morte a causa di molteplici fattori, a cui per natura sono incapaci di far fronte», diventando facile preda di altri pesci nonché vittime delle temperature rigide dell’acqua.

Non solo pesci rossi, ma anche tartarughe, soprattutto esemplari di Trachemys scripta elegans, la cosiddetta tartaruga dalle orecchie rosse.

Originaria del Centro e del Sud degli Stati Uniti, «questa specie è stata inserita nell’elenco delle 100 specie esotiche invasive più dannose al mondo. Perfettamente adattati al clima mediterraneo, gli esemplari di questa specie sono particolarmente prolifici e voraci».

Oltretutto, aggiunge Plozza «quelli abbandonati nei tre bacini sono in maggioranza di età adulta e di provenienza domestica». Quindi esemplari sani, «alimentati in modo da garantirne uno stato di salute ottimale e dalle dimensioni tali da non essere oggetto di predazione o altra selezione naturale».

Plozza va oltre denunciando bambini «spesso incitati dai famigliari», che si divertono giocando sia con i pesci che con le tartarughe, i primi “obiettivi” di pesca con retini, le altre invece, «usate per improvvisare “gare” o per intrattenersi trovando divertente osservarne gli sforzi per ritornare alla posizione naturale, dopo essere state ribaltate sul carapace».

Motivo per cui, auspicando un intervento quanto mai tempestivo, chiedendo di essere coinvolta nelle azioni che si intendono intraprendere, Plozza chiede di «evitare lo sversamento in Adda, di perseguire i reati di maltrattamento animale evidenziati», ma anche di «posizionare cartelli per il divieto di abbandono di esemplari e di maltrattarne la fauna, intensificando, soprattutto di sabato e domenica, i controlli».


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