Sondrio, natrici al parco Bartesaghi: «Bisce simbolo di qualità ambientale»
La natrice avvistata e fotografata da Fabrizio Aili

Sondrio, natrici al parco Bartesaghi: «Bisce simbolo di qualità ambientale»

Sono almeno due i rettili presenti e immortalati nei laghetti dell’area verde cittadina. Nessun pericolo per l’uomo, vivono in luoghi salubri.

Ce ne sono almeno due al parco Bartesaghi. Stiamo parlando di natrici, le bisce più acquatiche di tutte, con rive di laghi e di fiumi lenti per habitat. Sono state immortalate, le “nostre”, da Fabrizio Aili, alpino frequentatore del Parco, che ne ha riportato un messaggio di positività per l’ambiente.

«Queste bisce testimoniano della bontà ambientale del luogo – ha detto -. Mi piace scattare foto e in una delle mie frequentazioni al Bartesaghi (fine giugno, inizi di luglio) ho immortalato una natrice tassellata (adulta), per caso. Lei ha visto me per prima, chiaramente, e s’è imboscata, piuttosto lenta sul terreno (velocissima in acqua). Hanno delle caratteristiche particolari, la testa triangolare, la coda lunga da biscia, gli occhi con le pupille circolari e gli occhi leggermente sporgenti, con nervature che penso le siano molto utili per il nuoto. Non da esperto, s’intende, ma mi piace pensare che la natura si stia riprendendo un po’ del suo spazio, senza pericoli per l’uomo: le natrici non sono assolutamente velenose, ma estremamente paurose, scappano all’avvicinarsi dell’uomo, al primo movimento “sospetto” che percepiscono».

È un ambiente salubre che permette a questi animali di riappropriarsi di quello che tempo fa era il loro habitat, «anche se - dice Aili - mi sorgono degli interrogativi che girerei volentieri (per una risposta) ad esperti di questo mondo: può essere che questa natrice adulta possa essere una biscia nata qui tempo fa, scappata per i lavori eseguirti al parco e poi ritornata ai luoghi della sua gioventù per nidificare e deporre le uova? Nel caso che nascano i piccoli, hanno possibilità di sopravvivenza? Una natrice “piccola” l’ho vista, altre no». Di solito vengono deposte una ventina circa di uova alla volta e ce ne dovrebbero essere altre. «Io però - continua Aili - non ne ho viste. Perché? I piccoli trovano un ambiente dove poter sopravvivere nelle prime settimane di vita? Me lo chiedo perché, purtroppo, qualcuno ha svuotato i propri acquari nel fiume, con pesci non autoctoni, esotici, alterando un po’ gli equilibri biologici. È una domanda che rivolgo, tramite il giornale, agli esperti del settore, per ottenere delle risposte. Nutro un po’ di preoccupazione, da cittadino amante della natura mi preme precisare, e se si potesse sapere qualche cosa di più mi piacerebbe proprio. Personalmente preferisco vedere laggiù le bisce piuttosto che i pesci rossi (ho visto anche una Tinca giapponese una volta) o le tartarughe».

Ricapitolando le caratteristiche morfologiche della natrice: è molto riservata, si incontra raramente, è assolutamente innocua, non è velenosa e comunque non morde, ha bisogno solo di rispetto e di attenzioni. E dunque niente paura. Fabrizio Aili ha pure inviato foto e documentazione al National Geographic per un eventuale utilizzo.


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