Sondrio, il lockdown  non ha fermato le violenze
Il Palazzo di Giustizia di Sondrio. La procura ha lavorato a pieno ritmo anche in assenza di udienze

Sondrio, il lockdown
non ha fermato le violenze

Il procuratore facente funzioni Antonelli: «Atti contro i più deboli, molte denunce dopo i mesi di chiusura»

Il 2020 è stato un anno, senza alcun dubbio, complicato e difficile sotto tanti punti di vista. Ma, nonostante questo, la Procura di Sondrio ha lavorato per tutto il periodo della pandemia a pieno ritmo, con tutti i magistrati sempre presenti (dal primo luglio sono 5 i sostituti procuratori, a cui si aggiunge, ovviamente, il procuratore facente funzioni Elvira Anna Antonelli) e, quasi per assurdo, lo stop alle udienze per un lungo periodo ha permesso di smaltire anche il lavoro che, come capita in ogni Procura italiana, risultava per così dire “arretrato”.

Elvira Antonelli è compresa nella decina di candidati tra i quali il Consiglio Superiore della Magistratura dovrà scegliere il nuovo procuratore della Repubblica di Sondrio: la decisione è attesa nelle prossime settimane, quando il Csm valuterà curriculum e requisiti di ognuno prima di assegnare l’incarico.

«Non ci siamo davvero mai fermati in questi mesi - afferma il magistrato -. Un settore nel quale abbiamo lavorato molto, sempre con grande impegno, è quello che vede vittime soggetti deboli, le violenze di genere e non solo. Durante il lockdown di marzo nelle denunce alle forze dell’ordine si è registrato praticamente un blocco, probabilmente a causa delle maggiori difficoltà a rivolgersi a carabinieri e polizia per chiedere aiuto. Alla riapertura, si è verificato invece un aumento proporzionale».

Il fenomeno, quindi, non si è affatto fermato. «Abbiamo iniziato a fare i conti anche con casi di “revenge porn” (traducibile in lingua italiana in vendetta porno o pornovendetta, nda), pochi, ma comunque preoccupanti, perché si tratta di un fenomeno che prima qui non si era mai visto - spiega Elvira Anna Antonelli -. Si tratta, in generale, di un settore a cui poniamo molta attenzione, anche perché una risposta veloce alle violenze di genere e sui soggetti deboli dà immagine dell’efficienza della Procura e delle forze dell’ordine. Intervenendo subito, infatti, si sottrae una vittima al suo aguzzino».

E la Procura di Sondrio, dall’approvazione del cosiddetto “codice rosso”, ha subito impostato la tecnica che consente di ridurre i tempi, e non solo. «Non appena la vittima denuncia il reato - spiega la dottoressa Antonelli - scattano subito le indagini e i controlli. Il Pubblico ministero viene immediatamente informata del caso, e questo, ad esempio, permette di sentire la vittima una volta sola e non doverla poi richiamare i giorni successivi, togliendo un po’ di sofferenza e difficoltà dalle fragili spalle delle vittime. Non solo: si riducono notevolmente i tempi delle indagini, così riusciamo, nella maggior parte dei casi, a chiudere tutto con un giudizio immediato».

Il procuratore facente funzioni di Sondrio tiene poi a sottolineare il lavoro delle forze dell’ordine, sempre più formate e attente a questo tipo di reato, particolarmente odioso.

«Constato ogni giorno disponibilità e sensibilità da parte delle forze dell’ordine, che ci danno un grande aiuto - conclude Elvira Anna Antonelli -. Tutti effettuano una formazione continua e ormai nella maggior parte delle squadre che si occupa di questo settore è presente almeno una donna».


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