Sondrio, a palazzo di giustizia arriva il metal detector: «Roma ci ha ascoltati»
Il metal detector è stato posizionato all’ingresso del pubblico, gli avvocati avranno un altro accesso

Sondrio, a palazzo di giustizia arriva il metal detector: «Roma ci ha ascoltati»

La costosa macchina è già stata rodata. A farne richiesta nel 2015 fu il procuratore capo. Gittardi: «Ora potenzieremo la videosorveglianza».

Fu una delle prime richieste che Claudio Gittardi fece al ministero di Giustizia dopo il suo insediamento a Sondrio come Procuratore capo. Correva l’anno 2015, lo stesso in cui al Tribunale di Milano ci fu una sparatoria che seminò panico e sangue.

Di episodi preoccupanti a Sondrio - va detto - non se ne sono mai verificati, ma i visti i tempi che corriamo, il fatto che a palazzo di giustizia l’accesso alle cancellerie, così come alle aule e alle stanze dei giudici e dei procuratori non è “filtrato”, ha indotto la Procura a chiedere almeno la presenza di un metal detector. La domanda ha incassato il sostegno anche della Procura generale, e dopo aver ottenuto il disco verde nella Capitale, l’istanza si è dovuta confrontare con altri tempi tecnici quelli necessari per individuare il fornitore idoneo. Una volta trovato, si è passati all’installazione e alla taratura. Da ieri l’apparecchio sofisticato e costoso (parliamo di un investimento di circa 25 mila euro) è entrato in funzione sotto gli occhi incuriositi dei dipendenti rimasti a lavorare a Palazzo di giustizia - che senza le udienze e il via vai nelle cancelleria sembra semivuoto - e lo sguardo stupito di chi si è ritrovato a varcare la soglia.

Naturalmente il personale e gli avvocati (quelli di fuori dovranno mostrare il tesserino) non sono tenuti a far passare la “24ore” sotto lo “scanner”, ma entreranno da un ingresso dedicato. Per tutti gli altri vale la regola che ogni oggetto, borsa o valigetta passi sotto i raggi x. E qualche sorpresa in questi giorni il monitor di controllo l’ha regalata, come quando un signore si è presentato con in tasca una roncola (“la mèla” in dialetto). Per il resto un sacco di pinzette, forbicine e ammennicoli vari che non mancano mai nei beauty da borsetta di una donna. Nulla di cui preoccuparsi, insomma.

«Sappiamo bene che questa è una Valle tranquilla e che non può certo essere paragonata ad altre realtà - ci ha detto il procuratore capo Claudio Gittardi - ma per noi è un importante strumento preventivo. E nella stessa ottica abbiamo chiesto al ministero di potenziare il servizio di videosorveglianza interno in modo da avere una copertura completa».


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