Simpatici gli svizzeri  Ci rubano anche  la ricetta della Pesteda
La Pesteda venduta a Poschiavo

Simpatici gli svizzeri

Ci rubano anche

la ricetta della Pesteda

Una contrapposizione tra Grosio, di cui ha la paternità, e Poschiavo

Una ricetta di cui i grosini vanno fieri, tramandata nei secoli e realizzata a base di erbe del posto, tra cui l’achillea nana e timo serpillo, ma che ora sembra proprio essere stata “insidiata”, per non parlare di un vero e proprio furto, dai vicini svizzeri. Ha fatto decisamente scalpore la commercializzazione, oltre confine, di un prodotto industriale che porta proprio il nome di “Pesteda”, sotto il nome, in tedesco, del prodotto (pfeffermischung, in italiano mix di pepe) e la scritta che più ha fatto infuriare i grosini: «Da Poschiavo con gusto!».

La questione è stata sollevata qualche giorno fa sui social network da un grosino doc, Piero Carnini, da sempre attivo in campo politico, che si è preso a cuore la questione, l’ha denunciata sulla sua pagina Facebook e poi è andato a fondo per capire come sia stato possibile un tale “scippo”. «Accadono vicende indecorose. La “Pesteda” grosina diventa marchio svizzero nel disinteresse degli amministratori della provincia», il primo post pubblicato da Carnini che, raccogliendo oltre all’indignazione dei valtellinesi anche qualche precisazione in merito alla difficoltà nel registrare un marchio locale senza l’aiuto delle associazioni (intervenuto nella questione anche Angelo Cerasa, presidente di “Terranostra Sondrio”, associazione che riunisce gli agriturismi provinciali iscritti a Coldiretti) ha deciso di andare in fondo alla questione.

«Ho cercato informazioni e, qualcosa, ho raccolto - ha affermato Carnini -. Mi sorprende che nessuno abbia mai pensato a candidare la Pesteda, almeno, come Prodotto agroalimentare tipico di Lombardia (Pat). Ce ne sono oltre 250, molti dei quali locali. Le tradizioni si proteggono. Non c’entra nulla la burocrazia. A quanto ho saputo, la Camera di commercio ha recentemente promosso diversi marchi collettivi geografici (latte fresco di Valtellina, bisciola, funghi porcini, prosciutto fiocco di Valtellina, ecc). Alcuni Comuni, meritoriamente, hanno promosso le “Deco” (denominazione comunale). C’è poi Slowfood , i “presidi” (vedi violino di capra). Infine, mi risulta che il marchio Pesteda sia stato registrato nel 2019. C’è stata molta inconsapevolezza, le istituzioni possono fare di più. Adesso chi ha interessi Istituzionali, economici o soltanto simpaticamente di “grosinità” faccia la sua parte perché si giunga a una definizione positiva della vicenda».

A dare il suo contributo alla discussione anche Dario Ruttico, presidente del Consorzio turistico Sondrio e Valmalenco, che spiega: «Sarebbe sufficiente portare più di una testimonianza storica sui media locali e nazionali, fra i quali l’Accademia italiana della cucina, che alcuni anni or sono ha pubblicato una mia nota sui condimenti d’Italia, dove, in qualità di accademico, ho documentato questo prodotto valtellinese, conteso, tra Grosio e Bormio, ma pur sempre valtellinese». Susanna Zambon


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