Silenzio a Livigno, in cattedra ci sono i campioni
I campioni della nazionale e gli alunni davanti alla scuola per una foto ricordo

Silenzio a Livigno, in cattedra ci sono i campioni

Gli assi della nazionale hanno incontrato cento alunni di terza media alla scuola di Santa Maria. Magnini: «Lo studio prima di tutto». La Pellegrini: «Ho dovuto cambiare tre istituti ma ho preso il diploma».

Mattinata in cattedra per la Nazionale di nuoto che, fra un allenamento e l’altro a Aquagranda, è stata ben felice di rispondere all’invito del dirigente scolastico Bruno Spechenhauser ed ha incontrato i cento alunni di terza media nella scuola di Santa Maria di Livigno.

I campioni del nuoto sono la dimostrazione di come si possa arrivare ai vertici mondiali (Magnini, Pellegrini e Paltrinieri e la 4 x 200 femminile insegnano) senza trascurare gli studi. Gli occhiali da vista indicano in Federico Turrini l’intellettuale del gruppo ed infatti è l’unico che si è laureato non solo in piscina.

Difficilmente i ragazzini di Livigno che ieri hanno avuto la fortuna di incontrare da vicino i campioni: - le ragazzine erano in visibilio davanti al bel Greg Paltrinieri, e lui simpaticamente ha scherzato, si è fatto immortalare in mille pose - diventeranno campioni di nuoto. È più probabile che qualcuno, già in evidenza ora nelle categorie giovanili, possa seguire l’esempio di compaesani illustri e finire nella nazionale di sci alpino come succede ora al campione italiano e miglior gigantista azzurro dell’ultima Coppa del Mondo, Roberto Nani, oppure di Giorgio Rocca, o di Daniela Zini.

Indipendentemente dal fatto che diventeranno o meno campioni dello sport, però tutti ieri hanno imparato qualcosa di fondamentale.

«La scuola prima di tutto, io ho studiato fino alle superiori a Pesaro e poi mi sono trasferito a Torino per coronare il sogno di diventare un nuotare professionista- ha detto Filippo Magnini-. La scuola italiana non tutela i ragazzi che praticano sport agonistico, da questo punto di vista l’America è un altro pianeta. Non si fa l’atleta per diventare ricchi o famosi, ma per raggiungere i traguardi sportivi; se poi giungono anche riconoscimenti economici e popolarità, ben venga, siamo felici di averli. Fa piacere essere riconosciuti e ricevere richieste di autografi. Certo tutti noi prima di andare a scuola, dalle 6 alle 7.30 del mattino eravamo in piscina ad allenarci, i sacrifici li abbiamo fatti e continuiamo a farli».

La precoce esplosione del talento, già a 16 anni disputava le Olimpiadi, non ha concesso a Federica Pellegrini lo stesso tempo che gli studenti della sua età potevano riservare allo studio, ma il diploma come fosse una medaglia non le è scappato. «Ho dovuto trasferirmi dalla mia Mestre per nuotare, ho cambiato tre generi di scuola superiore, ma alla fine il diploma l’ho conseguito ed una volta conclusa la carriera sportiva, magari, mi iscrivo all’università». Hanno capito i ragazzini-atleti di terza media, che si può iniziare a nuotare a 15 anni come ha fatto Erika Musso e poi salire sul podio ai Mondiale.

Hanno capito i sacrifici visto che per giungere sul gradino più alto del podio dei 1500 metri dei mondiale del Kazan, Greg Paltrinieri ha nuotato nel 2014 ben 3540 chilometri. Ora sanno che anche i campioni hanno avuto momenti difficili nei quali hanno pensato di smettere, ma come insegna Federica Pellegrini «I momenti difficili ci sono nello sport e nella vita, ma bisogna credere in quello che si vuole e ci si riesce».


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