Sicurezza per le Olimpiadi del 2026, nel piano regionale nuclei di vigili dedicati
Il forum sulla sicurezza legata all’evento olimpico ieri al Pirellone

Sicurezza per le Olimpiadi del 2026, nel piano regionale nuclei di vigili dedicati

Il tema al centro dell’attenzione del convegno organizzato ieri mattina al Pirellone.

Riflettori puntati sulla sicurezza in vista dei Giochi di Milano-Cortina 2026 perché la parola non debba essere mai usata. Se ne è parlato ieri mattina al forum “Criticità e punti di forza di un’Olimpiade invernale”, organizzato dall’Associazione consiglieri regionali in collaborazione con il Consiglio regionale della Lombardia alla sala gonfalone del Pirellone di Milano, a cui hanno partecipato amministratori ed esperti.

Al grande evento, ha osservato il segretario degli ex rappresentanti dell’Assemblea legislativa lombarda Alessandro Patelli, aprendo i lavori, «mancano ancora molti anni, ma un tema complesso come quello della gestione del rischio va affrontato per tempo e soprattutto non in una situazione di emergenza».

Tra le criticità più ricorrenti in grandi eventi come Milano-Cortina 2026, secondo il prefetto Francesco Tagliente, già presidente del Centro nazionale di informazioni durante le Olimpiadi invernali di Torino nel 2006, ci sono ad esempio eventuali minacce terroristiche e di criminalità organizzata, ma anche possibili problemi dovuti alla catena di comando, alla mobilità e alla logistica e le manifestazioni di dissenso, motivo per cui serve «la pianificazione è importante per ridurre le potenziali criticità che ci saranno».

Per il presidente del consiglio regionale Alessandro Fermi bisogna «cogliere la sfida dalle Olimpiadi invernali del 2026, partendo dalle esperienze del recente passato: i giochi di Torino del 2006 e l’Expo di Milano del 2015». «La peculiarità di queste Olimpiadi sarà il territorio molto ampio su cui si svilupperanno tra città di diverse dimensioni e montagne», per cui si dovranno studiare «nuovi modelli che partiranno da questo presupposto. Abbiamo sempre lavorato molto bene in passato» e «le nostre forze dell’ordine e la nostra intelligence sono tra le migliori del mondo, questo ci fa ben sperare», ha aggiunto.

Di “modello” da mettere in campo, ha parlato anche l’assessore regionale alla Sicurezza, Immigrazione e Polizia locale Riccardo De Corato con preciso riferimento all’esperienza di Expo 2015 «che - dice - ha funzionato perfettamente su un tempo più vasto di quello che interesserà le Olimpiadi: ci si è trovati a gestire più di 20 milioni di visitatori in soli sei mesi».

Le azioni fondamentali per le prossime Olimpiadi individuate dall’assessorato riguardano principalmente quattro assi e sono «la valutazione dei rischi, una strategia di pianificazione, la creazione di una struttura organizzativa e lo stanziamento di risorse» che da parte di Regione Lombardia dovranno essere «non inferiori ai 7 milioni di euro», la stessa cifra investita per la control room allestita in occasione di Expo 2015 (e che si dovrebbe replicare) ma «prevediamo di impiegare maggiori risorse visto che l’evento abbraccerà gran parte del territorio lombardo», ha aggiunto l’assessore.

«Fino a qualche tempo fa - ha spiegato De Corato - il controllo si esercitava fondamentalmente tramite personale presente sul luogo. Oggi la maggior parte di questo lavoro viene svolto tramite telecamere di sorveglianza e biometriche, body cam, droni e control room. Riteniamo anche necessario un tavolo che coordini e gestisca la sicurezza, nonché la creazione di nuclei di Polizia locale dedicati solo a questo evento». «Non dobbiamo poi dimenticare - ha concluso - che la pianificazione dovrà tenere conto delle esigenze delle persone e delle imprese. Le città e i territori coinvolti dovranno poter continuare a vivere e lavorare. Per questo bisognerà elaborare un piano in grado di garantire a tutti, cittadini e visitatori, la normale mobilità e fruibilità dei servizi nel corso dell’evento».


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