«Servono più bike hotel per il cicloturismo»

«Servono più bike hotel per il cicloturismo»

Le strutture ricettive devono adeguarsi alla domanda con la creazione di strutture ad hoc che, con l’eccezione dell’Alta Valle, in provincia sono ancora pochissime.

Come nel suo stile, il direttore del consorzio turistico del Terziere Superiore, Gigi Negri, guarda avanti e propone come adattare la risposta turistica valtellinese alle nuove richieste. E il mondo delle bike - mt bike e bici da strada- ha, ormai, investito in maniera decisa anche la provincia di Sondrio dove, ogni anno, sono migliaia i turisti che dall’estero o dall’Italia scelgono di visitare le Valle con la due ruote.

Dati precisi non sono disponibili, ma Negri è convinto che sia grande il lavoro fatto dai consorzi, ora tocca agli operatori turistici, anche perché «nel giro di cinque anni, con l’avvento della bicicletta con la pedalata assistita che sta andando di moda - dichiara -, ci sarà un ulteriore incremento di questa forma di turismo. La gente, anche meno allenata, potrà arrivare dove normalmente non riesce. È questo un mondo in evoluzione, dobbiamo farci trovare pronti con servizi, nel caso della bicicletta elettrica con punti di ricarica ad esempio, ma su tutto, con i bike hotel».

Secondo Negri non servono grossi adeguamenti: bastano una piccola officina dove i ciclisti possano sistemare la loro due ruote o alla sera lavarla con la pompa dell’acqua, una bike room che custodisca di notte le bici - ce ne sono alcune che costano più di 10mila euro -, un servizio di lavanderia in modo che, alla mattina, i ciclisti possano avere gli indumenti puliti ed, infine, la preparazione di una colazione importante con carboidrati e tutto ciò che lo sportivo necessita per affrontare la pedalata. «Quello delle biciclette - dice - è un turismo che paga, non sta a guardare i soldi, se si chiedono 2 euro in più per colazione, questi vengono sborsati senza problemi. Non è vero che la gente non spende, non spende se non riceve i servizi».


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