Sertori: «Test rapidi a scuola altrimenti meglio lezioni da casa»
I test agli studenti prima del rientro dalle vacanze: aveva aderito soltanto il 39% (Foto by gianatti)

Sertori: «Test rapidi a scuola
altrimenti meglio lezioni da casa»

«I ragazzi diffondono il virus, servono controlli quindicinali»

Superare l’attuale sistema delle mappe a colori, mettere in atto controlli più rigidi, a partire dalle scuole «la cui riapertura si è tradotta in un’impennata di casi come dimostrano i dati» e che dunque dovrebbero o proseguire con le lezioni in dad, oppure adottare un sistema di test da sottoporre ai ragazzi ogni quindici giorni e garantire ristori proporzionati.

Alla vigilia del ritorno della Lombardia in zona arancione, a causa non tanto dell’indice Rt ancora sotto la soglia dell’1, ma di un rischio contagi divenuto troppo alto, e dopo tre settimane di relativa libertà grazie al giallo, l’assessore regionale alla Montagna, Enti locali e Piccoli comuni, Massimo Sertori preoccupato delle ricadute dell’ennesima serrata sulle attività economiche, prova a dare la sua ricetta sperando di trovare un equilibrio tra la tutela della salute e la sopravvivenza delle imprese.

Una ricetta mutuata in parte dalla posizione del leader del partito Matteo Salvini di cui Sertori è da sempre amico e ma convinto sostenitore, che non ha mai fatto mistero del fastidio per le misure di chiusura.

«Dobbiamo imparare a convivere con il virus - sostiene Sertori -. Imporre limitazioni a prescindere, basandosi sui colori, non va bene. Mi auguro che si decida di mettere mano e testa a questo sistema che evidentemente non funziona».

In attesa delle vaccinazioni di massa, unica soluzione reale al problema, Sertori vede solo due opzioni: la chiusura generale di un mese o due, «che consentirebbe certamente di abbassare la curva dei contagi, ma al tempo stesso decreterebbe la fine di larga parte delle attività imprenditoriali, mettendo definitivamente in ginocchio il tessuto economico di questo Paese» oppure la via del compromesso tra le esigenze di tutela della salute e la sopravvivenza, «perché di questo si parla», di tutto il comparto economico.

E’ evidente che delle due possibilità Sertori sposa la seconda, pur con dei paletti molto chiari. «Se individuassimo le attività che proprio sono incompatibili con l’aspetto sanitario - dice Sertori -, ma tutte le altre le tenessimo aperte attraverso il rispetto di protocolli rigidi e rigorosi, ecco questo sarebbe un modo più serio di agire. Faccio un esempio. Se si definiscono i criteri in base ai quali i ristoranti possono rimanere aperti, sia a mezzogiorno che alla sera, allora basterà fare dei controlli mirati e se non dovessero essere rispettate le prescrizioni allora sì chiudere, ma non tutti e soprattutto non a prescindere».

Secondo Sertori adottando questo metodo, si potrebbe poi intervenire in maniera mirata su eventuali focolai che dovessero accendersi «perché il virus non risponde a confini amministrativi»


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