Serrande riaperte  Il centro si muove  e pensa positivo
Laura Rigamonti e David Bianchini del Tipico (Foto by gianatti)

Serrande riaperte

Il centro si muove

e pensa positivo

Esercizi pubblici Dopo mesi di sole chiusure

torna la fiducia

Porte aperte all’hotel Vittoria, al bar Felix in piazza Garibaldi che è tornato ad ospitare i clienti in attesa della riapertura a settembre anche del ristorante e delle camere del Grand hotel della Posta, pubblici esercizi che con i tavolini e le sedie si sono presi, a ragione, buona parte del suolo pubblico accogliendo la voglia di condivisione e spensieratezza della gente e locali che, cambiando gestione, tornano a funzionare anche dopo mesi di serrata.

Parte da qui, da quella socialità tanto penalizzata dai mesi di lockdown e di limitazioni che ora riempie i bar dei giovedì sera, il tentativo di ripartenza di Sondrio che punta tanto sull’accoglienza, anche in chiave turistica, e sui prodotti d’eccellenza della Valle. Non è un caso se due dei tre locali che riaprono lo fanno nel nome del vino.

Vivacità

C’è fermento in città. Nonostante il covid abbia cambiato le abitudini di molti, soprattutto quelle lavorative delle società (lo smart working ha tenuto lontani gli habituè dei locali del centro), c’è chi guarda con ottimismo al presente e al futuro e scommette, oltre che su di sé, sulla ripresa di una vita più normale. E perché no sullo scatto d’orgoglio di un capoluogo che mira a diventare centro di riferimento per un turismo senza stagioni.

Se nei mesi duri della pandemia erano le serrande abbassate, i cartelli “affittasi” o “cedesi attività” ad attirare l’attenzione, ora sono le porte aperte a farsi notare. In centro, oltre al bar del Grand hotel della Posta, sono due i locali che sono tornati in attività dopo mesi di chiusura e uno è pronto a farlo già nei prossimi giorni. Una ventata di ottimismo dopo che a febbraio qualcosa come il 5,5% delle 110 attività presenti nel capoluogo aveva chiuso.

Cambiata gestione, rifatti completamenti i locali, messi i tavolini in strada e con un nuovo nome “Errevì”già da qualche settimana è tornato ad offrire caffé ed aperitivi il bar (ex) Nazionale, storico locale ad un passo da piazza Garibaldi, la cui serrata aveva lasciato “orfani” molti avventori.

Altre novità

Insieme all’Errevì ha riaperto, sotto altra veste e proprio nei giorni scorsi, anche il locale in piazzetta Rusconi, nella zona pedonale del centro storico. Si chiama “Tipico” ed è un’enoteca con tanto di tavolini e sedie colorate a fare da corollario. Ad occuparsene l’ex gestore del Mokino - chiuso da qualche settimana - che si è spostato soltanto di qualche centainaio di metri.

E poi c’è proprio il Mokino, lo storico bar di corso Italia, che riprenderà la propria attività martedì e lo farà, cambiando nome, sotto la guida di un giovane, Alessandro Mottarelli di 25 anni, che, nonostante le difficoltà del momento, e dopo un anno di disoccupazione, ha deciso di lanciarsi nell’avventura scommettendo su di sé e sul suo “47 - wine & food”.

«La pandemia e le difficoltà conseguenti rappresentano una grande incognita - dice Alessandro, figlio e nipote d’arte (basti pensare al Jack Daniel’s di papà Alberto o al Black&White dello zio Stefano dove ha fatto la gavetta) -, ma credo nelle mie capacità e so che posso fare bene. Questo è un bar piccolo e per questo facile da gestire, ma ha il vantaggio di essere molto noto». E di essere in un’ottima posizone, aggiungiamo. La nuova attività è in qualche modo anche figlia del caso. «Ho saputo che il gestore lasciava - racconta Alessandro - ho preso in considerazione la cosa e poi ho deciso di lanciarmi, di scommettere su me stesso». Martedì la prova del fuoco con la riapertura del locale che amplierà orari e offerte. Oltre agli spazi esterni. «Ho comprato 60 sedie - dice il gestore - dovrebbero bastare».


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