Senza due mesi di stipendio   Ma sui motivi è scaricabarile
L’estate è iniziata, ma ci sono cento docenti precari che ancora attendono i salari di marzo e aprile

Senza due mesi di stipendio

Ma sui motivi è scaricabarile

L’anno scolastico è finito, l’estate è iniziata, ma lo stipendio della primavera scorsa non è ancora stato accreditato. Un centinaio circa sono i docenti precari della provincia, sul cui conto corrente dei salari di marzo e aprile non v’è traccia. Nella migliore delle ipotesi dovrebbero vederseli riconosciuti a luglio. Ma di certezze al momento non ce ne sono.

A denunciarlo è Antonella Turcatti, segretario generale della Flc Cgil di Sondrio: «Un anno economicamente disastroso per migliaia di supplenti in tutta Italia, che hanno prestato servizio nella scuola statale (in qualità di personale docente o Ata) e la nostra provincia non ha fatto eccezione».

Un problema non nuovo, purtroppo: «Già a dicembre 2017 c’erano stati problemi coi pagamenti dei supplenti, che non vedono nuovamente un soldo da febbraio 2018 - pone l’accento Turcatti -. Le ultime notizie ci dicono che lo scorso 26 giugno è stato emesso il cedolino dello stipendio di maggio per chi ha fatto delle supplenze brevi, ma marzo e aprile ancora non sono ancora stati emessi, forse a luglio. Purtroppo in Valtellina i lavoratori in questa situazione sono almeno un centinaio».

Capire a chi imputare il ritardo nei pagamenti pare non essere semplice: «Impossibile riuscire a attribuire responsabilità - spiega -: le istituzioni scolastiche dicono che da parte loro tutte le incombenze vengono evase, le Ragionerie territoriali dicono di non aver alcuna competenza in merito alle supplenze brevi e saltuarie (malattie, maternità e congedi di varia natura, nda) e di non sapere nulla dei pagamenti di queste ultime». E ancora: «Le amministrazioni scolastiche (Ufficio scolastico territoriale e regionale, ndr) si dichiarano fuori da ogni responsabilità». Persino il ministero dell’Istruzione, «contattato da uno dei malcapitati, come ci è stato riferito, si è dichiarato estraneo alla vicenda».

In pratica il sistema centrale, sostengono gli addetti ai lavori, funziona così: «Prima si paga il personale a tempo indeterminato, poi quello a tempo determinato, poi chi lavora su supplenze brevi e saltuarie e infine chi lavora su supplenze brevi e saltuarie su spezzoni».

Secondo Turcatti urge correre ai ripari e riconoscere il dovuto a chi ha svolto il proprio lavoro: «È una situazione, che non può essere accettata. Chiediamo una soluzione immediata del problema. Ritardi, disfunzioni, palleggiamenti di responsabilità fra uffici avrebbero dovuto essere eliminati, tanto più da una amministrazione che voglia meritare il rispetto».
Motivo per cui la Flc Cgil chiede «alle amministrazioni competenti di porre fine a questa ingiustificata e ingiustificabile vessazione nei confronti dei precari della scuola, che al disagio di un rapporto di lavoro instabile spesso aggiungono anche quello di prestare in servizio lontano da casa e dalle proprie famiglie, senza nessun’altra fonte di sostentamento».n 
D. Luc.


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