Sentito per 5 ore  sul caso Mingarelli  «Ho ribadito tutto»
Gli accertamenti dei carabinieri nel 2018

Sentito per 5 ore

sul caso Mingarelli

«Ho ribadito tutto»

Interrogato dal pm il rifugista dei Barchi. nell’ambito della riapertura delle indagini sulla morte. «Mi ricordo ogni particolare, ho detto quello che so»

Cinque, lunghe, ore, per tornare, passo passo, sugli avvenimenti del 7 dicembre 2018, ultimo giorno in cui, Mattia Mingarelli, 30 anni, di Albavilla, in provincia di Como, è stato visto, vivo, ai Barchi di Chiesa in Valmalenco, che aveva raggiunto per trascorrere il fine settimana dell’Immacolata nella baita lì presa in affitto dai genitori.

Un viaggio a ritroso compiuto, venerdì, a partire dalle 16.30 fino alle 21.30, nella caserma dei Carabinieri di Sondrio, da Chiara Costagliola, sostituto procuratore della Repubblica del capoluogo, divenuta titolare del fascicolo sulla scomparsa di Mattia Mingarelli, in seguito all’accoglimento dell’istanza di opposizione all’archiviazione presentata dalla famiglia Mingarelli.

Con lei, i Carabinieri del Comando provinciale di Sondrio e, lui, Giorgio Del Zoppo, 51 anni, di Chiesa in Valmalenco, titolare e gestore del rifugio “Ai Barchi”, l’ultima persona ad aver visto ancora in vita Mattia Mingarelli, salito da lui, al rifugio, quel fatidico pomeriggio del 7 dicembre, per sapere se avesse camere libere per il Capodanno, per ospitare alcuni amici.

Del Zoppo è stato sentito, come persona informata dei fatti, e non come indagato, quale non è mai stato, tant’è che si è recato in caserma a Sondrio senza avvocato. «Io non ho fatto che ripetere quanto ho sempre detto - ribadisce Del Zoppo -. Di più, non posso fare. Il magistrato ha ripercorso tutte le tappe della vicenda, punto per punto, ripartendo, completamente da zero, diciamo, per essere precisi, dall’inizio. E, io ho detto, ancora una volta, quello che so e che ho sempre detto. Punto».

I dettagli, ovviamente, dell’interrogatorio non ci sono noti, né potrebbero esserlo, considerato il riserbo che ruota attorno alla vicenda, ma, per come si è svolto il confronto, per l’attenzione riposta su ogni aspetto, c’è da pensare che i magistrati non vogliano lasciare nulla di intentato per comprendere lo svolgimento dei fatti, e se, effettivamente, la tesi dell’incidente occorso nel bosco dei Barchi, dove, Mingarelli, procedendo al buio, avrebbe messo un piede in fallo, cadendo e battendo la testa su un masso, possa essere confermata, o meno.

Tesi confutata dalla famiglia Mingarelli, che non ritiene possibile un simile epilogo e lo riconduce, semmai, solo, alla possibilità che il giovane possa essere caduto perché in fuga da un pericolo imminente.

Sei mesi di tempo, ha, la Procura, per completare la verifica, a far data 28 gennaio scorso. Entro il 28 luglio quindi il lavoro dovrà essere compiuto.

E.Del.


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