Sempre meno nati        «È colpa del Covid        ma noi resistiamo»
Ciro Sportelli, direttore dell’Unità di Ostetricia e Ginecologia di Asst

Sempre meno nati

«È colpa del Covid

ma noi resistiamo»

MaternitàI dati del 2021 in provincia vedono un -3,9%

Il primario Sportelli: «Nel resto d’Italia il calo è del 10%

Influiscono la paura e l’incertezza verso il futuro»

E’ il Covid ad incidere sull’andamento delle nascite, anche se in provincia di Sondrio la denatalità non è propriamente di casa.

Il segno meno davanti al totale dei parti nei due Punti nascita di Asst Valtellina e Alto Lario (Sondrio e Sondalo) c’è, perché siamo a un -3,9% sullo scorso anno, però rispetto ai dati vicini al -10% del livello nazionale, ce ne passa. E questo tenendo conto solo dell’attività di questi due Punti nascita, perché ci sono anche i parti assistiti fuori provincia, a Gravedona e a Lecco, dove si rivolgono le partorienti della Valchiavenna e della Bassa Valtellina che non possono più contare sul Punto nascita chiavennasco.

Il confronto

«Da noi, in provincia, il sistema ha retto e ne sono felice, perché abbiamo avuto 743 parti totali contro i 773 dello scorso anno - dice Ciro Sportelli, direttore dell’Unità organizzativa complessa di Ostetricia e ginecologia di Asst -, per cui sono solo 30 in meno, tenuto anche conto che il Punto nascita di Sondalo è stato chiuso causa Covid per sette mesi e ha riaperto solo il 1° luglio scorso, e che una ventina di partorienti positive sono state indirizzate fuori provincia, di norma al Manzoni di Lecco. E, dato che i nostri reparti sono e restano Covid free, tutte le gestanti positive, salvo i casi urgenti, vengono gestite in altri ospedali indicati dalla Regione».

Per Sportelli, tuttavia, il trend al ribasso delle nascita, poco o tanto che sia, è da imputare principalmente al Covid.

«Più che altro credo siano la paura e l’incertezza rispetto al futuro a frenare le coppie - dice il primario, 40 anni di esperienza alle spalle, da cinque nel ruolo di direttore del reparto in Asst -. Basti dire che a livello nazionale a settembre si stimavano 13mila nati in meno rispetto allo scorso anno e, guarda caso, i nati a settembre-ottobre sono proprio i bimbi concepiti in piena pandemia, nei mesi di dicembre e gennaio scorsi. Un dato che ci dice qualcosa. Ci dice che le coppie temono per la loro salute e quella del nasciture, vivono l’incertezza lavorativa e le incertezze legate alla vita in generale che il Covid porta con se. Poi c’è anche l’aspetto psicologico che frena, moltissimo, tutti noi».

Nuova percezione

In reparto a Sondrio, ma la stessa cosa vale per Sondalo, l’effetto Covid lo si percepisce solo all’ingresso, quando ai visitatori, più che altro papà o parenti strettissimi della neomamma, vengono bardati da capo a piedi con calzari, cuffietta, camice, mascherina per entrare in reparto, cosa possibile solo se si è in possesso di Green pass rafforzato, cioè da vaccino o da guarigione dal contagio.

«Siamo molto rigidi sul punto - assicura Sportelli - perché è fondamentale garantire la massima protezione alle gestanti e ai piccoli, ma non ci sono mai stati problemi perché tutti sono al corrente delle regole e le seguono scrupolosamente. E tutte le pazienti vengono sottoposte, ovvio, a tampone in ingresso».

Le origini

Per il resto, l’ambientazione, è quella di sempre, anzi a dire il vero anche migliore, perché il reparto, pulitissimo, è stato impreziosito da arredi natalizi che lo rendono particolarmente accogliente alle neomamme, italiane e straniere. Lo scorso anno le mamme italiane sono state 488 e le straniere 137, per lo più di origini marocchine, romene e moldave.

Gestanti che, rispetto alla vaccinazione anti Covid, oltretutto, non oppongono alcuna resistenza, anzi.

«La stragrande maggioranza delle donne si fa consigliare ed accetta la vaccinazione, anzi le più sono già convinte di sottoporvisi - assicura Ciro Sportelli -. Del resto è fortemente consigliata dall’Istituto superiore di sanità e dalle principali Società scientifiche, a partire dal secondo trimestre. Nel primo si tende a vaccinare solo donne che presentano condizioni di particolare fragilità».

Cinque, infine, i parti gemellari avuti lo scorso anno, esattamente tanti quanti quelli assistiti nel 2020.


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