«Sempre con noi». Il saluto e l’affetto  di tutto il paese
Il feretro di Mirco Robustelli Della Cuna accompagnato dai Vigili del Fuoco con l’autoscala (Foto by foto Gianatti)

«Sempre con noi». Il saluto e l’affetto

di tutto il paese

Vigili del fuoco presenti in massa a Grosotto per l’addio a Mirco Robustelli Della Cuna. Ma c’erano anche i coscritti e i tantissimi amici. La folla ha riempito sia la chiesa che il sagrato.

Sono andati a prenderlo a casa con l’autoscala e lo hanno accompagnato fino all’ultimo metro. Tutti assieme. Mirco Robustelli Della Cuna era uno di loro e dovevano esserci, come sempre quando qualcuno ha bisogno.

Quando, sabato scorso, quel ragazzo ha trovato la morte, aveva appena coronato il suo sogno: diventare Vigile del Fuoco. Aveva superato il corso per diventare un volontario come suo padre Amanzio, capo del distaccamento di Grosotto, e come il fratello Alex. Sulla bara portata a spalla dai coscritti del paese, fiori bianchi e il casco da intervento, lo stesso indossato dai compagni di corso all’ingresso nella chiesa di Grosotto dove giovedì pomeriggio si è svolta la cerimonia funebre.

Il picchetto d’onore hanno voluto farlo proprio loro, i ragazzi che avevano condiviso con lui l’avventura del corso da Vigile e che adesso si stringono attorno alla famiglia di Mirco. Ma c’erano tutti, a partire dai vertici del corpo: l’attuale direttore regionale Dante Pellicano, comandante a Sondrio dal ’97 al 2000, il comandante provinciale Giuseppe Biffarella, il vice Massimo Tarabini, l’ispettore antincendi Stefano Felicioni e l’ex vicecomandante provinciale e attuale comandante della Spezia Calogero Daidone. A rappresentare il paese, il sindaco Guido Patelli con la fascia tricolore.

Doveva ancora compiere vent’anni, Mirco. Troppo pochi per morire, ma sufficienti per lasciare una fortissima impronta di sé, trascinato dal temperamento generoso che sabato lo ha tradito, spingendolo a mettersi in macchina per poter essere presenta alla cerimonia di consegna dei diplomi dei volontari che avevano superato il corso da Vigile. Tanto sonno da recuperare, troppa stanchezza da smaltire: un leggero mancamento, forse un colpo di sonno e l’auto che sbanda sulla strada statale, a Mazzo, finisce sulla corsia opposta e si scontra con un camion. Niente da fare per il ragazzo alla guida della macchina, morto sul colpo sotto gli occhi dei genitori che viaggiavano poco dietro di lui, pieni di orgoglio per quel figlio buono e tenace, capace di lottare per i propri sogni e incapace di dire di no a chi lo chiamava per qualsiasi motivo. Lo ha sottolineato don Romano Pologna nella sua omelia, risoltasi in una lunga lettera al giovane amico. «Ricordati che ti devo ancora un gelato» ha detto il parroco rivolto a un Mirco ancora presente tra i tantissimi amici che hanno riempito la chiesa e tutto il sagrato. «Non è più qui, ma sarà su quel camion ogni volta che usciremo e resta in tutte le cose che abbiamo fatto assieme» le parole del fratello Alex agli amici.

Anche gli amici di Grosotto hanno affidato ad alcune parole scritte su un foglio il ricordo del ragazzo scomparso. «Ciao Xino, anche se non crediamo ancora che sia successo abbiamo deciso di scriverti alcune righe per poterti sentire e ricordare ancora di più - ha letto dall’altare uno degli amici di Mirco - . Un amico, un fratello per ognuno di noi, tu che noi ci sei sempre stato per qualunque cosa: dal semplice far due tiri al pallone, al fare i compiti di matematica con i tuoi ragazzi, per il solito panino da Gans, per venirci a prendere quando perdevamo il pullman».

E poi ancora: «Tu ci sei sempre stato. Anche se il destino ti ha portato via, la tua risata rimarrà sempre un indelebile ricordo». Impossibile dimenticare le persone a cui si è voluto bene. Ci sono immagini che restano impresse nella memoria per sempre: «Ti immaginiamo sfrecciare con la tua adorata Skyline indossando le tue Air Force rigorosamente bianche pronto ad aiutare gli altri come solo i veri pompieri sanno fare».

Poi la lezione che, con la sua vita, Mirco ha lasciato ai ragazzi che lo hanno conosciuto: «Ci hai sempre insegnato che solo raggiungendo i propri sogno si può essere felici. Tu il tuo lo hai raggiunto e non potremmo essere più fieri di te, finalmente un uomo vero.Come hai detto tu, il paradiso è il luogo dove rivivi gli attimi felici che hai passato in vita. Speriamo che ti possa riviverli tutti, ricordandoti di noi come noi ci ricorderemo di te. Il tuo ricordo non smetterà mai di brillare come la luce delle stelle che, nonostante non esistano più da secoli, ci accompagnano tutte le sere». Firmato “Noi”. Nomi e cognomi, in certi casi, sono di troppo.


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